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Intervista alla Medaglia di bronzo ai Mondiali di sambo per Mattia Galbiati

Intervista alla Medaglia di bronzo ai Mondiali di sambo per Mattia Galbiati 1
Giada Chioso
Scritto da Giada Chioso

Oggi siamo in compagnia di Mattia Galbiati.

Ex atleta agonista del gruppo sportivo della Forestale con diversi titoli internazionali, portabandiera di Isao Okano Club 97- Cinisello Balsamo, lottatore di MMA, nel sambo 6 volte campione assoluto italiano nella categoria -68 kg, nel 2015 bronzo agli Europei a Zagabria (riportando l’Italia nel medagliere europeo dal lontano 2009 con l’edizione a Milano) e argento in Coppa Europa a Madrid, nel 2017 a Riga doppio oro nel Campionato dell’Unione Europea sia nel sambo sportivo che nel combat sambo e bronzo nella Coppa Europa a Madrid, nel 2018 a Riga oro nel Campionato dell’Unione Europea, bronzo nella Coppa del Mondo a Minsk e bronzo nella Coppa Europa a Madrid, nel 2019 bronzo agli Europei in Spagna, 5° ai Giochi Olimpici Europei.
Già fin qua un palmares di tutto rispetto ma non finisce qui perché ieri ha conquistato un’importantissima medaglia di bronzo ai Mondiali di sambo in Serbia, a Novi Sad.

Ciao Mattia, innanzitutto ben ritrovato e congratulazioni per questa importante medaglia ai Mondiali di sambo, che da tanto tempo mancava all’Italia.

Quando hai visto la pool cosa hai pensato?
MG: Mi sono imposto, ormai da anni, di pensare solo alla mia prestazione quando combatto. L’unico elemento che posso controllare. Sapevo che il primo incontro valeva già come una finale e che l’avversario era forte, conoscendolo per averci perso allo scorso Mondiale. Ero determinato a sacrificarmi azione per azione, pensando solo al percorso da svolgere.

Dopo il primo incontro vinto contro lo spagnolo Labrado, dove si è visto che hai sfoggiato un ampio repertorio tecnico (da ouchi gari andando in ginocchio, a tomoenage, double-leg…), nel secondo match contro il bierlorusso Sayapin, a fine giornata vicecampione mondiale, dopo poco più di 10 secondi ti ha spazzato conquistando i primi due punti. Ti ha spiazzato questo svantaggio iniziale?
MG: Ammetto che subire due punti così repentinamente e con un atleta del calibro di Sayapin ha posto in salita l’incontro. Ma non mi ha influenzato per il resto della battaglia con lui: ha vinto meritatamente si misura perché è stato più forte dopo 5 minuti intensi.

Ho notato poi che riusciva a tenerti bloccate le braccia in basso, o sbaglio? Cosa hai sofferto di più?
MG: Ha un’ottima posizione mancina e amministra molto bene la manica avversaria sinistra.

Ti sei giocato la finale per il bronzo con il campione mondiale 2019, il mongolo Dovdon. Quando hai saputo che saresti stato con lui a cosa hai pensato? Eri un po’ preoccupato?
MG: L’anno scorso, Dovdon ha letteralmente spazzato via ogni avversario al Mondiale. Ha un palmares molto ricco anche nel Judo. Nonostante ciò, ero sotto di una sanzione ed ho trovato con disciplina e fiducia il punto vittorioso a nove secondi dalla scadere del tempo.

Non voglio essere di parte, ma mi sembra che in finale sei stato tu l’atleta più attivo, il tuo avversario mongolo soprattutto nella prima parte del match usava solo la forza fisica e poi ha fatto un paio di sumi-gaeshi ma che hai difeso alla grande. Sei andato in vantaggio a pochi secondi dalla fine. Cosa ci vuoi raccontare di questa finale?
MG: Ha una forza notevole e prese davvero solide. Ero solamente concentrato sul percorso, conscio che si vince anche all’ultimo secondo. Ho capito, comunque, che fosse possibile nella prima azione di gara, dove ho piazzato un buon yokotomoe e provando a terra a piazzare leva al braccio. L’ho sentito e ho capito che c’ero.

Visto il difficile periodo, come sei riuscito ad arrivare così in forma?
MG: Tutto il merito della mia eccellente preparazione va al mio compagno di battaglie ed eccellente Sambista Alessio Miceli, con l’appoggio costante e presente del mio club Isao Okano 97. Ho prelevato l’equipaggiamento ed i pesi dal Dojo del mio Maestro di Judo Ermanno Quaranta, trasportandoli a casa mia. Ed ho sempre lavorato in vista di questo evento con caparbietà.

Cosa rappresenta per te questa medaglia?
MG: Dal mio primo Mondiale di Sambo nel 2013 a San Pietroburgo, ho sempre dichiarato che avrei ottenuto questa medaglia. Nonostante medaglie agli Europei, tornei cat. A ecc. io anellavo ai Mondiali. Ora l’ho conquistata. E non ho ancora finito.

E ora che programmi hai? Sappiamo che non pratichi solo sambo. Sai già quale potrebbe essere il tuo prossimo appuntamento agonistico?
MG: Non ho idea, onestamente, visto la situazione attuale. So solo che sarò pronto.

Io e tutta Grappling-Italia ti rifacciamo i nostri complimenti e prima di salutarti, vorrei dire che Mattia Galbiati, che conosco da diversi anni, con cui mi sono allenata e abbiamo condiviso diverse trasferte tra judo e sambo, è un Atleta a 360°, sia per le differenti discipline che pratica, che per la sua mentalità da vero Guerriero perché da sempre il massimo sia in allenamento che in gara, senza tirarsi mai indietro. Si merita tutta questa medaglia.
Un grosso in bocca al lupo, Mat!

Chi è l'autore

Giada Chioso

Giada Chioso

Atleta agonista di judo, grappling (-gi e no-gi) con partecipazioni a gare internazionali anche di sambo, kurash e sumo. Insegnante tecnico di judo FIJLKAM. Laureata in scienze motorie e alla magistrale in scienze e tecniche delle attività motorie preventive e adattate con esperienza nella rieducazione motoria.

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