Road to CJI 2 cosa scopriamo dall’episodio 1.
Flograppling ha dato carta bianca a Craig Jones per promuovere l’evento che non ho ancora capito dove sarà trasmesso o con quali modalità.
In questa puntata apre tante storie senza chiuderne davvero nessuna… ma è tutto bellissimo lo stesso.
L’unica cosa di cui sono certo è che Jones sia un mostro nel promuovere eventi e che finito col jiu-jitsu potra iniziare a vendere pentole che lo seguiremmo.
Guarda il video qui sotto
Lo speech finale è grandioso
Ero in pensione, vivevo nel Sud-est asiatico.
Vendevo bustine di nicotina Lucy e mentivo alle donne.
La vita andava alla grande: due sessioni di allenamento a settimana, tramonti sulla spiaggia e zero ambizioni.
Avrei dovuto svanire piano piano. Magari morire su uno scooter.
Ma poi sono arrivati i tipi in giacca e cravatta, con le loro macchine.
Si sono fatti strada nel nostro sport.
Hanno visto il grappling – grezzo, caotico, meraviglioso – e hanno pensato:
“Possediamolo. Non aiutiamolo.”
Ma possederlo significa uccidere ciò che lo rende reale.
Contratti esclusivi. Niente eventi esterni.
Niente Craig Jones Invitational.
Se firmi con loro, la tua carriera va dove decidono loro.
E i soldi? Neanche cominciano.
Se li lasciamo prendere il controllo, questo sport diventerà un monopolio.
Niente leva contrattuale, nessuna alternativa, zero scelta.
Ma se restiamo compatti in questo momento cruciale,
se reagiamo, questo sport resterà libero.
Con un monopolio, gli eventi non avranno bisogno di spingersi oltre.
Non dovranno pagare di più gli atleti.
E perderemo tutti.
È per questo che sono tornato.
È per questo che ho deciso di collaborare con FloGrappling.
Sì, lo so cosa state pensando:
“FloGrappling?”
Sì, hanno fatto cavolate. E se le sono meritate.
Ma ora stanno cercando di rimediare.
Mi hanno dato il controllo totale.
E ovviamente un sacco di soldi.
Mi hanno detto:
“Craig, fai quello che vuoi.”
Se ne pentiranno.
Quindi è questo che stiamo facendo.
Non è solo un altro evento.
È una resistenza.
È un promemoria: questo sport non appartiene ai miliardari.
Appartiene agli assassini autistici e sottopagati
che vivono sul tuo divano.
Non siamo una singola promotion.
Siamo pro jiu-jitsu.
E jiu-jitsu significa libertà, competizione, possibilità.
Significa poter combattere chiunque, ovunque,
senza chiedere il permesso.
Non è nostalgia.
È sopravvivenza.
O reagiamo adesso, insieme,
oppure guardiamo il nostro sport diventare solo un altro prodotto sullo scaffale.
Combattiamo perché amiamo questo sport.
Io purtroppo lo amo.
Se non fosse per questa mossa audace, sarei di nuovo in Asia
a godermi la piacevole compagnia dei ladyboy.
Non lasceremo questo sport senza combattere.
Tutti amano i vincenti.
Purtroppo io non sono uno di quelli.
Ma se non combattiamo adesso,
rischiamo davvero di perdere il jiu-jitsu in mano a un monopolio.
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