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Mikey Musumeci: un altro “facile” main eventi in UFC BJJ?

Quando Mikey Musumeci ha debuttato al UFC BJJ 1 contro Rerisson Gabriel, le critiche non sono mancate. Gabriel, grappler quasi esclusivamente da kimono, è stato messo di fronte a uno dei più forti specialisti al mondo di No-Gi. Il risultato? Una passeggiata. Vittoria netta di Mikey, pubblico annoiato, meme sui social.

Per il secondo atto ci si aspettava un correttivo: magari un nome pesante del circuito No-Gi, qualcuno che potesse davvero testare il campione. Invece no. La UFC ha appena annunciato il main eventi di UFC BJJ 3 (2 ottobre) e sarà ancora Mikey, questa volta contro Kevin Carrasco.

Con tutto il rispetto per Carrasco che mi impacchetta con una mano…ma la domanda è inevitabile: cosa ci fa un atleta relativamente sconosciuto, con un curriculum discreto ma legato soprattutto al Gi, in un mondiale No-Gi targato UFC?


Perché la UFC insiste?

Qui sta il punto: all’UFC non interessa la logica sportiva. Non serve costruire ranking credibili o dare match equilibrati. L’obiettivo oggi è un altro:

  • creare un campione imbattibile,
  • fare views con il pubblico generalista,
  • avere una narrativa chiara e semplice.

Chi guarda da fuori non si chiede quanto è forte l’avversario. Vuole vedere un volto riconoscibile, un campione che “non perde mai”. È la stessa logica che ha costruito leggende in altri sport da intrattenimento: più che l’equilibrio competitivo, conta la percezione di invincibilità.


Mikey ci guadagna due volte

E Mikey? Zero problemi. Lui incassa:

  • cash facile, senza rischi reali,
  • fanbase raddoppiata, perché la UFC lo espone a un pubblico enorme,
  • brand personale in crescita: ogni match lo consolida come “Mr. UFC BJJ”.

In altre parole, Musumeci si è trovato nella posizione perfetta: attrae i fan hardcore (che lo conoscono già) e allo stesso tempo diventa una faccia riconoscibile anche per chi non distingue una guardia invertita da un double leg.


Il pubblico hardcore non abbocca

La contraddizione è questa: chi segue seriamente il grappling vede chiaramente il livello degli avversari e si stufa di match fotocopia. Non basta più il nome UFC sopra al poster. La community vuole sfide vere, non repliche camuffate.

Ma il pubblico casual, quello che muove i numeri, non ha questo problema. Per loro conta lo spettacolo lineare: un campione che continua a vincere. E in questo equilibrio precario la UFC sembra aver scelto da che parte stare.


La vera domanda

Alla fine il dubbio è: questa strategia fa bene al grappling o solo alla UFC?

  • Se l’obiettivo è la crescita del brand UFC BJJ, forse funziona: i casual entrano, Mikey diventa il volto simbolo, i numeri salgono.
  • Se l’obiettivo è far crescere lo sport, la scelta è discutibile: chi è già dentro non si sente rispettato e chi si avvicina rischia di scoprire, prima o poi, che le sfide reali sono altrove.

My two cents

Per ora Mikey si gode la posizione: vincite facili, sponsor che bussano, visibilità enorme. Ma la vera partita si giocherà più avanti: quando il pubblico vorrà un test autentico e la UFC dovrà decidere se proteggere ancora il suo “golden boy” o lasciarlo correre rischi veri.

Fino a quel momento, la domanda resta sospesa: stiamo assistendo a sport o a un reality costruito per views?

Manolo El ChupaCabra

Manolo El ChupaCabra

Praticante di MMA, agonista di BJJ e grappling, ottimo conoscitore delle arti marziali miste e del valetudo. Manolo "El Chupacabra" Macchetta non è niente di tutto questo.

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