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GEORGES ST-PIERRE SI RITIRA: E’ LA FINE DI UN’EPOCA

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Lorenzo
Scritto da Lorenzo
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Ieri Georges St-Pierre ha ufficialmente appeso i guantini al chiodo, e lo ha fatto nel suo solito stile professionale che lo ha accompagnato per tutta la carriera.
Mentre al giorno d’oggi basta un post sui social media, Georges ha scelto la conferenza stampa ufficiale.
Nel Bell Centre di Montreal, la sua città, Georges ha parlato cominciando in francese e poi alternandosi tra inglese e francese per le domande dei giornalisti.

E’ strano che la decisione sia esplicitamente dipesa dal mancato match contro Khabib Nurmagomedov. Il tutto sembra studiato per dare l’impressione di essere il migliore di sempre e rimanere a lungo nella mente dei fans come colui che non solo dominò la sua divisione ma volle sfidare i più forti e possibilmente ottenere un record mai stabilito di campione di 3 divisioni.
Come sempre, Georges è un OCD e vuole estendere la sua mania del controllo anche alle menti dei fans.

Ma come ogni leggenda che si ritira vorrei ripercorrerne la carriera. Per Georges ci collochiamo a cavallo tra l’era old-school e quella odierna, per quello che vorrei definire l’era del professionalismo e del primo boom mediatico dello sport.
Georges comincia a praticare il Kyokushin Karate per difendersi dal bullismo. A 16 anni comincia a mischiare le discipline allenandosi nel wrestling, nel bjj e nella boxe.
I suoi primi match di mma sono nell’era old-school quando la disciplina era ancora bandita nel Quebec.

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Dal debutto pro nel 2002 all’esordio in UFC passano solo due anni e 5 vittorie. Nell’ottagono due vittorie sull’asso Karo Parisyan e Jay Hieron gli valgono subito una title-shot contro la leggenda Matt Hughes, all’epoca uno dei campioni più dominanti del mondo.
Era l’epoca in cui la Miletich Fighting System era il team più forte al mondo e Matt aveva già 40 match da professionista. Georges impressiona riuscendo a portare a terra il fortissimo wrestler ma paga di inesperienza e viene sconfitto per armbar alla fine del primo round.

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Georges si rimette al lavoro ed è facile immaginare il ritorno al titolo di un fighter del genere. Un ottimo stand-up con vari calci, combinazioni con pugni, impressionante double-leg e atletismo sono una combinazione rara per l’epoca. Ne sanno qualcosa i vari Jason Miller, Sean Sherk e Frank Trigg che devono inchinarsi al giovane canadese.

L’unico a tenergli testa è il prodigio hawaiiano BJ Penn, che all’epoca era già diventato bi-campione.
Nel match Georges affronta parecchie avversità grazie all’impressionante boxe di BJ. La tenacia e fisicità di Georges gli consentono di ottenere la split decision e di crescere ulteriormente.
Il rematch per il titolo contro Hughes avviene due anni dopo il loro primo incontro. Siamo nel novembre 2006 e Georges, memore del primo incontro, basa il match sul suo striking superiore e riesce a finalizzare il farmer dell’Illinois con un high-kick e ground and pound.

Nessuno sembra in grado di fermare Georges nell’ascesa a rango da superstar. Georges veste in giacca e cravatta alle conferenze, ha un’ottima immagine e piace agli sponsor. In più, tutto il Canada è dietro di lui e le payperview cominciano ad andare forte in quelli anni.

Ma lì Georges subisce quella che lui definisce come la più grande umiliazione della carriera nella prima difesa del titolo. Contro uno sfavorito di 11 a 1 Matt Serra, elevato a sfidante soltanto per essere vincitore dell’ Ultimate Fighter, nessuno dava speranze a questo bassetto italo-americano allievo di Renzo Gracie.
Invece Serra sciocca il mondo delle MMA mettendo giù Georges con un overhand e finendolo per g ‘n p.

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Georges si ributta negli allenamenti e comincia ad avvalersi dell’aiuto di Greg Jackson che gli consente di crescere ulteriormente come fighter e di raggiungere la maturita`.
Il suo prossimo avversario è il formidabile wrestler Josh Koscheck. Georges impressiona tutti dominando nella lotta il campione NCAA pur non avendo mai gareggiato nel wrestling in Canada.
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Questo basta a inserirsi in un match per il titolo ad interim quando Matt Serra è costretto a dare forfait nella card di fine anno contro Matt Hughes.
Georges batte Matt in maniera ancora più netta piazzandoli l’armbar di vendetta nel secondo round.
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Questo è il preludio perfetto per il rematch contro Serra che l’UFC organizza saggiamente a Montreal per soddisfare gli appassionatissimi fans canadesi.
Questa volta non c’è overhand che tenga, Georges mette su uno show dominando totalmente Serra, portandolo a terra e costringendo l’arbitro a fermare il match con delle ginocchiate al corpo.
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Ora Georges vuole dimostrare di essere il più forte per davvero e si mette a decimare la fortissima divisione dei welterweight. I grandi fighters quali Jon Fitch, BJ Penn e Josh Koscheck si inchinano al campione canadese. Il suo ritmo, il timing sui takedown, il controllo della gabbia e la versatilità sono insuperabili per tutti questi grandi lottatori. Georges corre pochissimi rischi nei suoi match e l’unica pecca è l’accusa dei critici che gli imputano di essere conservativo e poco spettacolare.
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Georges mette a segno 6 dominanti difese dal titolo da quando riconquistò il titolo da Matt Serra finchè nel 2011 arriva il primo grave infortunio al ginocchio. Con l’ascesa dell’hypatissimo Nick Diaz e quella di altri contender come Carlos Condit, Georges deve affrontare l’operazione chirurgica al crociato anteriore e il suo recupero.
Al ritorno contro Carlos Condit, molti temono di vedere un Georges rallentato ma non è il caso nonostante un knockdown messo a segno da Condit con una stupenda combinazione culminata in high-kick. Georges ritiene questo il suo momento di maggior soddisfazione nella gabbia. Non abituato a subire colpi dal primo match contro Matt Serra, Georges riesce a mantenere la calma e ha sopravvivere al knockdown. Il match finisce con l’ennesima difesa del titolo.
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Il largamente pubblicizzato match contro il bad boy Nick Diaz viene a seguire e, nonostante l’hype, Nick non può nulla contro il wrestling e il controllo dell’asso canadese.
Georges è ora da qualche anno considerato all’unanimità come il più grande di sempre assieme ad Anderson Silva.

Però le continue difese e i nuovi avversari che sembrano non finire mai cominciano e pesare soprattutto sulla salute mentale di Georges. E’ così che l’impressionante wrestler texano Johny Hendricks arriva vicinissimo a togliere il re dal trono. Molti avrebbero visto un Hendricks vincente sui cartellini grazie ai colpi più pesanti messi a segno che ad un certo punto sembravano aver fatto vacillare Georges.
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Ci sarebbe molto da dire sulla situazione particolare di Hendricks e di come è calato a picco da quando c’è l’USADA.
Questo è uno delle altri cambiamenti verso uno sport più professionale a cui GSP ha sicuramente contribuito.
Fin dal rematch contro BJ Penn Georges aveva spinto l’UFC e gli avversari a contrattare un programma di test antidoping extra-commissione atletica per la durata del training camp.
Il suo ritiro temporaneo annunciato subito dopo il match fu dovuto soprattutto allo stress di anni di difese del titolo ma anche il problema antidoping ha avuto la sua parte.

Da lì Georges si prese 4 anni di assenza dalle scene, vacando il titolo dei welter poi conteso tra Hendricks e Robbie Lawler.
La ritrovata salute mentale ma anche l’introduzione del programma USADA lo convinsero a tornare per andare a caccia della cintura dei medi. Il match contro Michael Bisping ce lo ricordiamo ancora tutti.
Georges ritorna nella categoria superiore e non sembra per niente arrugginito, batte il campione finalizzandolo e diventa uno dei pochissimi a vantare il titolo in due categorie.

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Nonostante il grande ritorno, Georges rivela di soffrire di rettocolite ulcerosa, sicuramente aggravata dall’aumento di peso per passaggio alla categoria superiore. Perciò Georges non può difendere il titolo e lo rende di nuovo vacante.
Oramai sa di non poter competere come una volta ed è interessato solo a superfight, si vocifera di match contro Conor McGregor e Khabib Nurmagomedov ma alla fine Georges decide di appendere i guantini al chiodo in maniera definitiva, diventando l’unico campione a ritirarsi al top, dopo aver vinto una cintura e con un 13 vittorie di fila.

Il mio commento personale su questo campione è di uno che ha sempre anticipato i tempi ed è stato sempre un passo davanti agli avversari e ai trend. Durante l’era del trash-talking Georges sa bene di non essere nel suo elemento naturale ma ha comunque saputo rimanere al centro dell’attenzione e a far parlare di se, proprio come faceva nella gabbia andando a battere i migliori striker con la lotta e a scambiare colpi contro chi era migliore di lui nella lotta.

Chi è l'autore

Lorenzo

Lorenzo

Una delle colonne portanti di Gitalia dal primo momento. Dopo anni di esilio in terra Australiana è tornato a insegnare a fare barbeque e parlare di MMA.
E' il capo-redattore delle MMA mondo (UFC in particolare) e cura colonne molto apprezzate come "sorvegliato speciale"

5 Commenti

  • Bell’articolo. A GSP sono legati molti miei ricordi, soprattutto riguardanti un amico che non c’è più. Non era il nostro preferito ma avevo preso per entrambi, tra le varie, due sue, di GSP, magliette celebrative. Erano gli anni prima della Reebok e dello sponsor unico. In palestra, senza farlo apposta, capitò pure l’effetto gemelli. Bei ricordi veramente. Ma le maglie più belle, non solo nei ricordi, restano quelle dell’Hayabusa. Come volano gli anni.

  • Gsp è il vero GOAT.
    Comunque si era già ritirato anni fa, contro bisping è stata solo una pagliacciata di match.
    Mi spiace tantissimo che non combatta contro kabib questo match per me si doveva fare, su questo punto devo dire che mi ha deluso tantissimo…

Luca Morello
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