Il comitato olimpico fa marcia indietro sui transgender
Buona parte degli sport trattati su questo blog non fanno parte del pacchetto Olimpico quindi questa notizia ci tocca solo di striscio. Voglio però dire la mia a riguardo.
Al contrario di molte banderuole mi piace dare una direzione ai contenuti. Quello che scrivo e opinione mia, Manolo El chupacabra Macchetta. e non della redazione tutta.
Il vento olimpico cambia direzione
Il Comitato Olimpico Internazionale si prepara a vietare la partecipazione delle donne transgender in tutte le discipline femminili. È la linea dei gruppi di lavoro istituiti da Kirsty Coventry, la nuova presidente IOC, con l’obiettivo dichiarato di uniformare i criteri e proteggere lo sport femminile.
Finora ogni federazione usava regole proprie: periodi di transizione ormonale, parametri diversi, eccezioni. L’idea della standardizzazione arriva dopo una revisione interna sui vantaggi fisici di chi ha attraversato la pubertà maschile. Jane Thornton, responsabile del comitato salute e scienza, ha presentato gli esiti: secondo le evidenze raccolte, i vantaggi restano anche dopo la terapia ormonale. Lo stesso vale, in parte, per gli atleti con DSD, condizioni che comportano variazioni nello sviluppo sessuale.
Tutto questo con la sorpresa di nessuno.
Il caso Caster Semenya – simbolo di tutto questo caos – resta lì come monito. Scelse di non assumere farmaci per abbassare il testosterone, vinse un ricorso in tribunale, ma lo sport organizzato non ha più trovato un posto per lei.
La questione è esplosa di nuovo dopo le vittorie olimpiche di Imane Khelif e Lin Yu-Ting, entrambe donne, mai identificate come transgender e mai diagnosticate con DSD. Erano state sospese in passato per presunti problemi nei test, e la loro presenza sul podio ha riacceso discussioni e sospetti. Da lì, la pressione per un bando totale è ripartita senza più freni.
Sul piano geopolitico, gli Stati Uniti hanno già preso posizione. L’ordine esecutivo firmato da Trump vieta la partecipazione delle donne transgender allo sport femminile e lega i finanziamenti federali al rispetto della norma. Ha incluso anche i visti: chiunque presenti un genere diverso da quello assegnato alla nascita rischia il divieto permanente di ingresso.
Si va da un eccesso all’altro – Le tifoserie uccidono il dialogo e la comprensione
Ad oggi, solo un’atleta transgender ha partecipato ai Giochi: Laurel Hubbard nel 2021, senza risultati rilevanti, ma con un impatto mediatico enorme.
Vittoria! (oppure ennesima sconfitta)
E lo so cari miei lettori siete tutti contenti di questo. “Ve lo avevo detto! Giustizia è fatta! Maledetti! “
E qui arriva il vostro Chupa a condividere un po’ di umiltè.
TUTTI sapevano di questa cosa, qualcuno ha voluto indignarsi, qualcuno credere agli studi precedenti.
NESSUNA giustizia è stata fatta: non esiste giustizia quando le azione vengono prese per reazione, per dar fastidio all’altra parte (chiunque essa sia), per placare i nostri istinti più bassi.
Non gioiamo di una decisione presa con il culo solo perchè scopre che l’acqua è bagnata.
Arrivano le note stonate
Per quanto si possa comprendere la necessità di regole chiare, l’amarezza rimane.
La questione è scivolosa per definizione, richiede studio serio, e servirebbe più rigore proprio per evitare la solita tempesta politica. Invece anche l’IOC finisce per muoversi come tanti altri organismi internazionali: segue il vento, pesca solo gli studi che servono alla linea già scelta e scarta quelli scomodi.
Brutto da dire, ma lo sport, ancora una volta, diventa un palco dove si suonano spartiti già scritti altrove. E il dato scientifico, che dovrebbe essere un faro, viene piegato a convenienza.
Questa storia è anche un promemoria: i numeri non parlano da soli. Contano le domande che li generano, chi li raccoglie, quali strumenti usa e quali pezzi decide di non considerare. Fidarsi ciecamente dei dati, senza capire la provenienza, è un modo elegante per farsi manipolare.
Le Olimpiadi dovrebbero essere un simbolo di apertura. Invece per l’ennesima volta sono uno strumento di manipolazione delle masse… sono uno sputo in faccia agli atleti ai coach che credono al sogno olimpico e immolano le loro vite allo sport, mentre sopra di loro qualche giaccacravattato prende decisioni di potere che nulla hanno a che fare con lo sport.
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