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BJJ e Grappling: Cosa manca ancora allo stato attuale?

BJJ e Grappling: Cosa manca ancora allo stato attuale? di Natale Cassano

Nota del Chupa: prima che si scateni l’inferno: Natale scrive per la realtà del sud italia, al nord le cose sono un po diverse. Cio non toglie nulla al valore dell’articolo che vi propone

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Sono ormai tre anni che sono all’interno del circuito agonistico italiano di Brazilian Jiu jitsu e, più recemente di Grappling. Come me, ci sono altre centinaia di persone, dagli agonisti più preparati a coloro che per le prime volte si affacciano timorosi su tatami esterni alla loro palestra e che vogliono combattere con nuove persone.

Come me tutti loro devono confrontarsi ancora una volta con due sport in cui ancora un background federale si sta costituendo, essendo entrambi relativamente recenti nel contesto italiano, con tutti i contro della cosa.

Due sport tra di loro totalmente complementari, ma che in alcuni aspetti ancora differiscono troppo negli aspetti organizzativi. Ad una prima, fondamentale occhiata, si nota subito un punto di distinzione fondamentale: il Brazilian Jiu jitsu manca proprio di una federazione ufficiale, mentre i praticanti italiani del grappling sono associati, insieme ai praticanti di MMA alla FIGMMA (federazione italiana Grappling Mixed Martial Art). Questo permette ai grapplers di avere un vero e proprio network di competizioni, con alle spalle un’associazione che può almeno supportare finanziariamente le società nell’organizzazione degli eventi e nella fase di assicurazione medica.

Nel Bjj invece la totale mancanza di un regolamento italiano (continuiamo sempre a sfruttare il regolamento  della federazione internazionale IBJJF) e di uno statuto organizzativo ha creato una bella confusione generale. Primo punto: i costi, non un elemento di secondo piano in tempi di crisi internazionali.  Competizioni nazionali ed internazionali ancora troppo costose, senza fondi per i vincitori o posti per tornei più importanti. Purtroppo è così, si può gareggiare in tutto se cintura (e portafoglio) lo permettono, creando così la paradossale immagine di tornei europei con determinate categorie di peso che hanno 3 o 4 iscritti tra le bianche a causa dei costi di iscrizione e di viaggio che superano le centinaia di euro.

In più le competizioni sono ancora troppo poche nella penisola. Abbiamo le solite 6-7 gare (Milano Jiu jitsu challenge, Roma Jiu jitsu challenge e Torino Jiu jitsu challenge per citarne alcune)  in kimono sponsorizzate dalle associazioni sportive più importanti e poi basta. Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, però, sto notando la nascita di competizioni minori che però nel tempo potrebbero migliorare il ventaglio competitivo del Bjj italiano, come la Salento Bjj cup che ha permesso di avere un torneo in Puglia per la prima volta. E prima di allora al di sotto di Roma era difficile pensare di poter indossare il GI contro avversari di altre regioni.

Nel grappling invece la presenza della federazione permette di creare un maggior numero di eventi, ma l’eccessivo sviluppo numerico di quest’ultimi porta a non pochi problemi organizzativi. Non farò nomi, anche perché è una situazione che ho visto in molte gare, ma è ormai situazione comune vedere bilancie sfasate da troppe pesate o atleti che vengono pesati tutti insieme non subito prima la loro lotta (come vorrebbe il regolamento federale) e che quindi hanno tutto il tempo di recuperare il peso, dopo una dieta a pane e proteine che li ha portati al limite di categoria. Qualche volta ho visto addirittura gente pesarsi in tuta e scarpe con gli allenatori che la usavano come scusante per l’eccessivo peso del proprio atleta, tentando così di farlo iscrivere alla categoria inferiore. Semplicemente scandoloso.

Gestire al meglio tutta questa situazione richiederebbe il doppio del tempo nell’organizzazione, ecco perché, soprattutto negli eventi minori, sono lasciati da parte, come dettagli, con gli allenatori che pensano solo a fare incetta di medaglie per migliorare il medagliere del team (e quindi la propria fama), piuttosto che a permettere un incontro leale.

Gli arbitri che tendono a favorire il proprio team poi non mancano, a volte con squalifiche palesemente errate; ma questo è ciò che succede quando il regolamento lascia spazio a molte disambiguità, soprattuto se non viene reso noto se si tratta del regolamento di Jiu jitsu senza kimono o il regolamento grappling.

Altro aspetto fondamentale, per cui da molti anni tantissimi allenatori internazionali, tra i quali Octavio “Ratinho” Couto (cintura nera di BJJ ed allenatore di Fabricio Werdum) stanno lottando per l’introduzione dell’antidoping nelle competizioni di Bjj. E’ mancato addirittura ai mondiali ad Abu Dhabi dello scorso anno e questo fa riflettere se pensiamo che si tratta della competizione a cui aspira di arrivare chiunque si metta addosso un kimono da Brazilian Jiu Jitsu. A quanto pare però il problema è giunto alle orecchie della federazione internazionale, ed è possibile che dal 2012 delle misure in merito saranno prese, come anticipa anche graciemag, autorevole rivista del settore.

Ma sono solo voci, arriveremo mai alla creazione di un circuito agonistico di BJJ e grappling con un’organizzazione che non sia “all’italiana”, con inghippi e poco controllo, come tutte le cose? Già internazionalmente le cose non vanno alla grande, speriamo di rimetterci al passo velocemente.

FightStyle

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Natale Cassano, barese ventiduenne emigrante tra Roma e Napoli. Inizio la mia passione per le arti marziali nel Judo, per poi trasferirmi al Brazilian Jiu jitsu, Grappling e (per esperimento) nelle MMA. Seguire questo mondo a 360° sarà il mio lavoro. Per altre info www.fightstyle.wordpress.com

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