Sempre meno fighter russi nel futuro dell’UFC?
La miccia è stata accesa da Andy Hicker dal suo profilo Twitter, ripresa poi dal sito yardbarker.
L’articolo sostiene che la UFC, guidata da Dana White, stia progressivamente riducendo la presenza di combattenti russi per ragioni economiche più che sportive. Il caso simbolo è il taglio di Muhammad Mokaev e la mancata estensione del contratto a Rinat Rakhretdinov (che era 6-0-1), nonostante risultati recenti di alto livello.
Secondo diversi esperti MMA, i fighter russi, pur tecnicamente dominanti e spesso ai vertici delle classifiche, non generano sufficiente interesse commerciale nel pubblico occidentale.
Lo stile prevalentemente basato sul wrestling, la scarsa capacità di comunicare in inglese e la difficoltà di costruire personaggi mediatici limitano il loro appeal.
Andy Hickey e il giornalista Luke Thomas sottolineano che la UFC opera come un’azienda: il merito sportivo conta meno della redditività. Il calo dei ricavi nel 2025, con PPV e live gate inferiori rispetto al 2024, rafforza questa logica. Eventi headlined da campioni russi hanno registrato introiti inferiori, mentre il mercato russo soffre per l’assenza di un vero accordo televisivo e per la diffusione dello streaming illegale, riducendo ulteriormente il valore economico dei fighter russi.
Anche se non c’è nulla di certo, la pulce nell’orecchio è stata messa.

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