Live report: HYPE Fighting a Roma, il caos che diverte
È da tantissimo tempo che non scrivo un live report. Si torna alle origini, come quando recensivo sul posto appuntamenti come The Golden Cage, Slam FC e similari. Stavolta è stato HYPE Fighting a Roma ad attirare la mia attenzione, per svariati motivi: non avevo mai visto la boxe a mani nude dal vivo, ho sentito parlare molto – sia nel bene che nel male – di questa organizzazione recentemente e la presenza di due ex UFC nel clou (seppur nel grappling) ha drizzato le mie antenne.
Insomma, ero spinto da sincera curiosità e devo dire che ho ricevuto degni spunti di riflessione, ma partiamo con ordine.
Io e i miei compagni di viaggio partiamo da Roma alle 18:40, in netto ritardo considerando che l’evento sarebbe iniziato alle ore 19 secondo i piani. Cosa ha posticipato la nostra partenza? Una voce di corridoio, poi confermata, secondo la quale si poteva entrare gratuitamente al PalaPellicone dicendo la parola magica “Primo Nero”, noto personaggio social. Dunque abbiamo allertato di questa occasione un altro paio di amici e abbiamo dovuto aspettarli.
La partenza in ritardo, tuttavia, non ha provocato danni: la card è iniziata alle ore 20:15, cioè un’ora e un quarto dopo il previsto. Probabilmente aspettavano che si riempisse un po’ l’ormai celebre PalaPellicone (quanto dà soddisfazione dire questo nome?).
BEL RING ESAGONALE MA POCO PUBBLICO
Prima cosa che si nota nell’entrare: ottima produzione live. Ring esagonale (figo) ottimamente illuminato e con grossi megaschermi sopra l’area di gara, decisamente necessari per seguire i replay. Ben fatto. Balza all’occhio anche che il pubblico è esiguo, pochi i presenti (pare circa 800) e credo ancora meno i paganti in quanto molti sono entrati free (vedi la questione Primo Nero di cui sopra). Penso ci possa stare: l’evento è stato annunciato con pochissimo preavviso e soprattutto la promotion non nasconde di voler dare priorità ai numeri social.
Bisogna anche contare che era di martedì sera, momento in cui soltanto i veri fancazzisti come me e la mia ciurma possono presenziare. Ah, importante: c’è stata la copertura televisiva dell’evento su DAZN a livello globale ed è chiaramente un punto a favore.
SE VUOI LOMACHENKO HAI SBAGLIATO POSTO, PERO’ SI SCANNANO
Mettiamo subito le cose in chiaro: se volete vedere schivate alla Mayweather e footwork alla Lomachenko, HYPE non fa per voi. Ho parlato con svariati addetti ai lavori durante la card e tutti erano d’accordo su una cosa: il livello tecnico dei fighters era mediamente basso. E questo però porta a una conseguenza, e cioè molta ignoranza e divertimento. Volete il ristorante stellato? Guardatevi UFC o Top Rank Boxing. HYPE è un fast food unto e bisunto, senza pretese, per schimicare. Gli atleti si scannano, intrattengono e la card svolge così il suo ruolo alla perfezione. Bisogna solo essere consapevoli del pacchetto che si sta comprando.
Tra i risultati più importanti segnalo il No Contest dell’italiano Nimako Joshua per colpo alla nuca involontario, la sconfitta ai punti dell’altro nostro connazionale Mattia Mengoni (in short notice di 24 ore) e il drammatico infortunio alla gamba del terzo fighter tricolore, Francesco Morandi, a cui mando i miei più sinceri auguri di una prontissima guarigione.
Ammirevole che Morandi, dopo un infortunio del genere, sia rimasto dopo l’evento a fare foto con i suoi supporters. Grande umanità, bravo davvero. In caso non l’abbiate capito, Morandi era tra i nomi più attesi della serata.
Eclatante il risultato del main event: nell’unico match di grappling della card, Raul Rosas Jr ha preso il posto di Dillon Danis con poco preavviso e ha finalizzato rapidamente Colby Covington via Rear Naked Choke. Sottolineo che Colby in UFC faceva i welter, Rosas Jr combatte nei gallo. Shock!

CONOR, DACCI UN SIGARO!
Uno dei motivi per cui si è creata una certa curiosità attorno alla tappa romana di HYPE è stata la sorprendente presenza, annunciata qualche giorno prima, di Conor McGregor. E la cosa incredibile è che c’era davvero! “The Notorious” al PalaPellicone di Ostia: nel 2015 mi avrebbero riso tutti in faccia per una frase del genere.
Impressionante la quantità di gente che pendeva letteralmente dalle sue labbra. Bastava un gesto di Conor, per esempio alzarsi in piedi, per scatenare il delirio collettivo dei ragazzi nelle prime file. È una cosa difficile da capire finché non la si vede con i propri occhi.
Per il resto McGregor non ha fatto nulla di particolare: qualche autografo, poi è salito sul ring per un breve intervento, si è guardato gli incontri e nel mentre si è fumato un paio di sigari che sembravano dei bazooka. Sembrava tranquillo ma anche un po’ dimesso, strane vibrazioni.

HYPE FIGHTING TORNERA’ IN ITALIA?
Tirando le somme, sarei un bugiardo se dicessi che non mi sono divertito. La serata è stata piacevole, senza interruzioni, e paradossalmente il poco pubblico presente ha reso l’evento più vivibile e rilassato. Va vissuto con la consapevolezza di assistere più a uno show di intrattenimento che a un evento di Fighting “puro”.
Ci tornerei? Dipende. Tralasciando la questione ingressi gratuiti, non penso pagherei 75€ per vedere la stessa card dalla tribuna sul lato lungo del PalaPellicone. Penso che ridimensionando un po’ il pricing dei biglietti potrebbero essere più appetibili.
HYPE Tornerà? Non tornerà? Boh, non ci è dato sapere. Questa prima tappa italiana non ha creato chissà quale chiacchiericcio nei giorni precedenti ma non è passata inosservata nel day after. Non penso sia una promotion che cambierà la storia degli sport da combattimento, tuttavia potrebbe ritagliarsi uno spazietto in un mercato italiano ai minimo storici in termini di offerta internazionale.
Bonus per chi è arrivato in fondo: non lo direste mai, ma Colby è più simpatico di Mister Chiwiwis.
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