Roberto Pedreira & Robert Drysdale: la storia “non autorizzata” del BJJ: tra verità scomode e porte chiuse
Roberto Pedreira
Roberto Pedreira ha scritto una serie di 3 libri chiamati Choque, The untold story of Jiu-Jitsu in Brazil.
L’opera di Roberto Pedreira offre un background storico ricco e indipendente, spesso in contrasto con la narrativa ufficiale Gracie: Volume 1 (1856–1949), Volume 2 (fino al 1960): la “Golden Age”, Volume 3 (fino al 1993): il declino e la rivoluzione UFC.
in questi libri tramite giornali brasiliani d’epoca; dettagli cronologici, appendici estese con linee genealogiche, descrizioni tecniche, cronache di luitte e accademie critica i Gracie: “Carlos può aver preso qualche lezione da Conte Koma, ma è certo che ha esagerato…”.
Pedreira sottolinea l’importanza di basarsi su fonti e dati, anche quando contrastano con versioni successive o familiari.
Roberto Pedreira non si sa nemmeno se è il suo vero nome, dato che non ha lasciato nessuna traccia dopo aver droppato le bombe
Robert Drysdale
Robert Drysdale non è solo un campione di Brazilian jiu-jitsu e vincitore ADCC. È anche un autore che, con i suoi libri, The Rise and Evolution of Brazilian Jiu-Jitsu: From Vale-Tudo, to Carlson Gracie, to its Democratization in particolare ha deciso di mettere in discussione le narrazioni ufficiali sulla storia dell’arte marziale. Una scelta che, come racconta lui stesso, gli è costata caro in termini di opportunità, visibilità e rapporti all’interno della community.
Tutto è esploso dopo alcune interviste, in particolare al Brazilian Pura Temple Podcast, dove ha ridimensionato il ruolo di Helio Gracie. Non per cattiveria, ma per onestà storica:
“Il contributo principale di Helio non è stato tecnico. Il suo valore era nel tenere unito il gruppo e portare avanti il messaggio: funzionerà, il nostro è migliore, credici e non mollare.”
Sul piano tecnico, però, Drysdale è netto:
“Dire che fosse un praticante eccezionale… no. All’epoca c’erano persone molto più forti di lui, non c’è paragone.”
Parole che, in Brasile, hanno fatto storcere più di un naso. C’è chi ha detto apertamente che una volta affermazioni del genere ti avrebbero fatto “saltare i denti”.
Dalla cronaca alla politica interna del BJJ
Drysdale ammette che i suoi libri gli hanno regalato molti buoni amici, ma anche “nemici silenziosi” che agiscono dietro le quinte. In un’intervista al Lytes Out Podcast ha spiegato come, negli ultimi anni, la sua agenda di seminari sia passata da uno a settimana a uno ogni due mesi, con compensi più bassi e meno pubblico.
“Ok, invecchio, lo capisco. Ma c’è anche chi dice ‘stategli lontano’… spesso persone che non mi conoscono e non hanno mai letto i miei libri.”
La radice del problema? Le sue ricerche mettono in discussione il dogma che attribuisce quasi tutto lo sviluppo del BJJ a Helio, Royce e Rickson Gracie. Drysdale insiste sull’importanza di Carlson Gracie, figura leggendaria in Brasile (ha persino una statua a Copacabana) ma sottovalutata negli Stati Uniti.
“Non ho detto nulla che i vecchi campioni brasiliani non dicano da anni. La differenza è che io l’ho messo nero su bianco.”
Choque: la genealogia del mito
Le sue posizioni trovano eco nel lavoro di Roberto Pedreira, autore della trilogia Choque – The Untold Story of Jiu-Jitsu in Brazil. Tre volumi monumentali che smontano, pezzo dopo pezzo, la versione “ufficiale” della storia del BJJ, basandosi su giornali brasiliani d’epoca e documenti originali.
- Volume 1 (1856–1949): racconta le origini miste tra judo, lotta e catch wrestling. Dipinge un Carlos Gracie che, sì, forse prese lezioni da Mitsuyo Maeda (“Koma”), ma ne esagerò l’importanza, e un giovane Helio descritto come fragile e poco incline all’attività fisica.
- Volume 2 (fino al 1960): l’uscita di scena di Helio, l’ascesa di Carlson, le rivalità con Waldemar Santana e Oswaldo Fadda, i primi match televisivi e le battaglie per il riconoscimento pubblico.
- Volume 3 (fino al 1993): il declino di popolarità del jiu-jitsu, la spinta del vale tudo, e infine l’esplosione internazionale con l’UFC, che cambiò per sempre la percezione della disciplina.
Pedreira, come Drysdale, non teme di evidenziare come molte storie tramandate dai Gracie siano state adattate – e in alcuni casi romanzate – per rafforzare il brand familiare. La differenza sta nell’approccio: Drysdale lavora su interviste e testimonianze dirette, Pedreira su fonti d’archivio. Ma il messaggio è lo stesso: meno mito, più storia.
Storia onesta vs narrazione di comodo
Il prezzo di questa onestà è alto. Drysdale lo paga oggi in termini di occasioni perse, Pedreira lo ha pagato con critiche e accuse di “anti-Gracie”. Entrambi, però, sostengono che il BJJ ha più da guadagnare da una ricostruzione storica accurata che da un racconto agiografico.
Drysdale guarda avanti: vuole completare altri due libri prima di passare ad altri argomenti. Pedreira ha già lasciato in eredità una mappa dettagliata delle radici del jiu-jitsu brasiliano, difficile da ignorare per chiunque voglia andare oltre lo storytelling di facciata.
In sintesi: se Drysdale è il guerriero che sfida il presente, Pedreira è l’archeologo che scava nel passato. Due approcci diversi, stessa missione: ricordare che il Brazilian jiu-jitsu non è nato perfetto, ma da uomini, rivalità e scelte politiche. E che la verità, quando esce dalla guardia, non torna mai indietro.
Dove trovo i libri:
- Amazon: The Rise and Evolution of Brazilian Jiu-Jitsu: From Vale-Tudo, to Carlson Gracie, to its Democratization – https://amzn.to/3JytxA9
- Amazon: Roberto Pedreira – Choque, The untold story of Jiu-Jitsu in Brazil Volume 1, 2 ,3
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