Intervista a Jordan Valdinocci prima di UFC Freedom 250: “Carichissimo per la Casa Bianca”
Ho intervistato Jordan Valdinocci il giorno prima di UFC Freedom 250. Mi sono fatto raccontare tutte le vicende riguardanti l’evento UFC Freedom 250 che sta vivendo in prima persona in questi giorni di fight week.
Ho intervistato Jordan Valdinocci il giorno prima di UFC Freedom 250, vista la sua partecipazione come coach all’angolo di Kyle Daukaus. Mi sono fatto raccontare tutte le vicende riguardanti l’evento UFC Freedom 250 che sta vivendo in prima persona in questi giorni di fight week.
Gabriel: Sono qui con Jordan Valdinocci, in collegamento da Washington D.C. Innanzitutto ti chiedo: come stai?
Jordan: Ciao Gabriel! Come ti dicevo sto molto bene, anche se sono stanco per i molti viaggi di questo periodo, ma sono carichissimo per questa esperienza.
Gabriel: Sei uno dei pochi italiani in UFC. Come ci si sente a portare la bandiera italiana nei palcoscenici più grandi del mondo dello sport?
Jordan: È sicuramente un onore, un orgoglio. Penso che il movimento italiano in generale, nel mondo degli sport da combattimento, sia ancora un po’ sottovalutato, anche perché in questo momento abbiamo solamente due fighter in UFC (Marvin Vettori e Manolo Zecchini). In realtà, però, c’è un gran movimento dietro e ci sono stati fighter molto forti; spero quindi che la mia presenza qui possa in qualche modo aiutare ad aprire la strada ad altri atleti e a rappresentare una parte dei talenti che abbiamo in Italia.

Gabriel: Hai lavorato e lavori tutt’ora con fighter UFC. Come ci si sente a collaborare con i top fighter mondiali?
Jordan: È sicuramente un onore e sono fiero di essere chiamato dall’altra parte del mondo. Gli atleti spendono molto per l’alloggio e il volo, ed è complicato chiamare qualcuno dagli Stati Uniti; di conseguenza, il fatto che mi chiamino dall’Italia è sicuramente un motivo d’orgoglio.
Gabriel: Quando hai iniziato a lavorare con i fighter UFC, ti aspettavi di arrivare a questo livello e addirittura di vincere la cintura con Alexa Grasso?
Jordan: Ovviamente no. Quando ho iniziato è stato più un insieme di emozioni, coincidenze e casualità, dalle quali sono nate delle opportunità che sono stato bravo a cogliere. Però sicuramente non me l’aspettavo e non ci pensavo neanche.
Gabriel: Quando hai iniziato il lavoro di striking coach, ti aspettavi di essere chiamato da fighter di MMA e non solamente di kickboxing?
Jordan: Assolutamente no. Diciamo che le prime chiamate sono arrivate per un insieme di cose andate nel verso giusto. Sicuramente mi interessava lavorare nelle MMA, anche perché avevo notato una mancanza: non c’era nessuno che sapesse prendere lo striking partendo dalle discipline tradizionali e adattarlo alle MMA. Girando per le varie palestre ho notato questa lacuna e, visto che mi arrivavano sempre più richieste, mi sono chiesto se potesse diventare un vero lavoro. Non pensavo proprio di arrivare fino a qua.
Gabriel: Credi di poter arrivare ancora più in alto o pensi di essere già al picco della tua carriera?
Jordan: Ovviamente si punta sempre più in alto, anche se più in alto dell’evento alla Casa Bianca non so cosa ci possa essere! Mi piacerebbe lavorare anche con altri atleti; questo mondo mi piace, mi stimola e spero di migliorare sempre, senza sentirmi mai arrivato.

Gabriel: Sarai l’unico italiano presente all’evento UFC Freedom 250. Cosa provi a riguardo?
Jordan: Sono contento e onorato, niente di più. Per quanto riguarda il rappresentare l’Italia, ovviamente non sarò nella gabbia a combattere in questo caso e non mi sento un “vero” rappresentante, però sono comunque onorato di portare un po’ di Italia in questo contesto.
Gabriel: Cosa hai provato quando è arrivata la chiamata di Kyle Daukaus per far parte del suo angolo a UFC White House?
Jordan: Con Kyle ci lavoro dal 2022, quindi diciamo che da quando è rientrato in UFC ho sempre lavorato con lui nella preparazione. Doveva combattere ad aprile, ma il match è saltato, e poi è stato assegnato a questo evento; di conseguenza siamo rimasti stupiti sia io che lui.
Gabriel: Quando hai iniziato a lavorare con Kyle ti aspettavi di arrivare a questo livello?
Jordan: No, sicuramente no, perché all’epoca era un atleta che non aveva ancora la maturità di adesso, non era neanche nei ranking e non sembrava possibile che nel giro di pochi anni potesse trovarsi tra i migliori. Invece adesso è un atleta molto diverso, con una consapevolezza differente e pronto a fare il salto di qualità, anche se sarà molto tosto.
Gabriel: Kyle Daukaus affronterà Bo Nickal nella notte fra il 14 e il 15 giugno. Che tipo di combattimento ti aspetti, visto che hanno due stili così diversi?
Jordan: L’avversario è fortissimo. Sicuramente cercherà di lottare: è esplosivo e forte al primo round, poi tende a calare. Noi cercheremo di stare in piedi.
Gabriel: L’incontro di Kyle è stato criticato da alcuni, dato che è stato inserito in una delle card più importanti della promotion statunitense pur non essendo lui presente nei ranking. Cosa ne pensi al riguardo?
Jordan: Non sono scelte che facciamo noi, di conseguenza accogliamo questa opportunità con felicità e basta. È arrivata una possibilità: poteva arrivare ad altri, ma è arrivata a Kyle.

Gabriel: Kyle Daukaus ha avuto due periodi in UFC: il primo con un record di 2 vittorie, 4 sconfitte e 1 NC, mentre in questo secondo periodo ha già vinto due volte per KO al primo round. Cosa ti aspetti da questa sua nuova fase?
Jordan: Sicuramente questo è un altro Kyle. Nell’ultimo match prima del taglio del roster aveva subìto un grave infortunio e non era al 100%. Al di là di tutto, però, oggi noto un atleta completamente diverso, soprattutto nell’approccio mentale rispetto a prima, e ha la possibilità di fare grandi cose nella divisione.
Gabriel: Cosa ne pensi dell’evento UFC White House e che cosa ti aspetti?
Jordan: Non ho idea di cosa aspettarmi, è una cosa incredibile. Nessuno sa cosa aspettarsi, ed è l’unica cosa diversa di questa fight week: l’incertezza su cosa accadrà. Io penso che faccia benissimo al nostro sport, perché attira tantissimo l’attenzione sulle MMA e sugli sport da combattimento in generale.
Gabriel: Quasi tutti l’hanno criticata come card. Tu ti aspettavi di più o ti sembra già incredibile così?
Jordan: Sì, ti ricordo che ci sono tanti motivi dietro: si combatte alla Casa Bianca e hanno fatto delle scelte basate su diversi criteri proprio per questo motivo. Poteva essere fatta meglio? Sicuramente, ma sono tutti gusti personali. A noi che la viviamo dall’interno va benissimo così.
Gabriel: Cosa ne pensi del movimento MMA in Italia e degli altri sport da combattimento in generale?
Jordan: Ci sono tanti atleti forti, ma in generale ci sono pochi coach furbi e preparati, e mancano i manager in grado di portarli all’estero, figure che sarebbero utilissime.
Gabriel: Che tipo di consiglio ti senti di dare ai fighter per raggiungere i picchi che tu hai toccato con mano?
Jordan: Di allenarsi sicuramente forte – ma quello lo fanno già tutti i fighter – e soprattutto di affidarsi alle persone giuste, che sono quelle che fanno davvero la differenza in questi ambienti.
Ringrazio Jordan Valdinocci per avermi concesso l’intervista a pochi giorni da UFC Freedom 250 e, a nome di tutta la redazione di Grappling Italia e Italian MMA, facciamo un grande in bocca al lupo a lui e al suo team per l’incontro del 14 giugno.
A cura di Gabriel Apostol.
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