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BackStage: intervista a Riccardo Mantero

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Vi propongo oggi un articolo diverso dal solito: un’intervista a un “addetto ai lavori” una delle persona che lavora dietro le quinte quando siete a vedervi un evento. in questo caso l’intervista è a Riccardo Mantero ed è a cura di Gabriele Vinciguerra.

Vi propongo oggi un articolo diverso dal solito: un’intervista a un “addetto ai lavori” una delle persona che lavora dietro le quinte quando siete a vedervi un evento. in questo caso l’intervista è a Riccardo Mantero ed è a cura di Gabriele Vinciguerra.

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Riccardo: “Controluce, dettagli, espressioni, il logo e il motto di BTF e di Milano in the Cage, c’è un po’ tutto…”

BackStage: intervista a Riccardo Mantero

Ciao Riccardo, parlaci un po’ te.

Ciao, Riccardo Mantero, 42 anni con una sindrome di Peter Pan fulminante, appassionato di fotografia e di immagine da sempre. Il genere di fotografia con cui nasco è quella di viaggio, dal paesaggio alla “street” al reportage, mi piace fotografare i grandi panorami, normalmente seduto in silenzio e in santa pace. Amo definirmi un viaggiatore, mai un turista, e il mio obiettivo è fotografare tutti i posti incredibili del mondo che posso.

Come sei approdato al MILANO in The Cage?

Uno degli organizzatori dell’evento, con cui ho avuto precedentemente dei rapporti di collaborazione sempre in ambito fotografico, mi ha proposto questa “sfida”: scattare foto di soggetti in rapido movimento con poca luce e poco tempo per pensare, quindi fotografia sportiva, così diversa dalla mia zona di conforto abituale che l’ho colta come una possibilità di crescita e allo stesso tempo come un “nuovo viaggio”. Così dopo un rapido ma dettagliatissimo briefing e duemila domande che ho fatto, mi sono messo in gioco e buttato anche io nella mischia, forse posso dire anche “nella gabbia” visto che entravo e uscivo quasi più degli arbitri!

Conoscevi l’MMA?

Per sentito dire, nel senso che ero al corrente dell’esistenza di incontri, di livello agonistico, di arti marziali miste ma ignoravo completamente di cosa si trattasse; anzi, così da profano la vedevo erroneamente e superficialmente come un po’ uno sfogo in stile Fight Club dove vinceva quello che rimaneva vivo! :)

Che impatto hai avuto con una dimensione che normalmente ti porta a contesti fotograficamente diversi?

Beh, innanzitutto devo dire che il primo impatto è stato traumatizzante: per me che sono abituato a starmene tranquillo ad attendere che la luce sia quella giusta, avere contemporaneamente così tante variabili da tenere sott’occhio è stato un bel casino; non che la fotografia di viaggio o di panorama sia cosa semplice intendiamoci, ma sicuramente concede al fotografo più tempo per riflettere che tentare di catturare le smorfie, le espressioni e i gesti atletici di due lottatori che si affrontano su un Ring. Poi, una volta preso il ritmo e fatto amicizia con lo staff (gentilissimo) e gli altri protagonisti della manifestazione, tutto si è fatto più scorrevole, non certo facile, ma comunque dopo qualche scatto ho elaborato una tecnica che mi ha permesso di riprendere i combattimenti secondo il mio stile, che anche in altri ambiti è caratterizzato da forti contrasti e colori vivi. Tecnicamente devo dire che essendo abituato a scattare tutto in manuale e mai in priorità di tempi o di apertura, men che meno in automatico, ho dovuto adattarmi a regolare la reflex a velocità che non credevo possibili.

Emotivamente come hai vissuto questa esperienza?

Mi sono divertito come un pazzo! Posso dirlo così? Non pensavo! Sul serio! Pensavo invece di uscirne abbastanza frustrato visto che mi trovavo così lontano dalle mie abitudini, e invece devo dire che oltre alla sensazione di grande professionalità che ho avvertito lavorando con lo staff di BTF mi sono sentito subito integrato nel team e per nulla fuori posto; so che non è una bella abitudine per un fotografo, ma vedere i primi risultati soddisfacenti già nel monitor della reflex, mi ha fatto capire che anni e anni di studio stavano pagando proprio quella sera lì, fuori dalla mia “campana di vetro”.

Cosa ti ha colpito maggiormente?

La grande professionalità di tutti e il carattere altamente tecnico dello sport, come ho detto prima, ero partito con l’idea sbagliata di fotografare una rissa e invece mi sono trovato di fronte degli atleti molto professionali; tutti molto preparati e seri. Ho visto i loro sguardi concentrati e determinati, ho visto la loro correttezza e il loro fair play, ho visto che non c’era astio tra di loro ma solo voglia di confrontarsi e dimostrare di padroneggiare meglio una tecnica piuttosto che un’altra o di dimostrare che una tecnica è superiore ad un altra; ho visto forza, tenacia, sfida, coraggio, dolore, paura, felicità, orgoglio; mi hanno colpito tantissimo gli allenatori che davano istruzioni ai loro allievi come se ci fossero loro sul ring, ma con una calma ed una freddezza degne di uno stratega militare. Insomma, ripeto, quel che mi ha colpito è stato proprio l’alto contenuto tecnico degli incontri (e la preparazione del pubblico ad assistervi).

E’ un’esperienza che riproverai?

Sicuramente e non vedo l’ora che lo Staff mi ricontatti per il prossimo evento. Stavolta sarò più “scafato”.

Cosa vuoi dire ai nostri amici?

Alcuni soliti benpensanti hanno commentato certe mie foto dicendo cose tipo : “bellissima la foto ma non approvo gli sport violenti”, beh, sappiate che, senza voler entrare in polemica con i tristi avvenimenti che vediamo quotidianamente nei nostri stadi per l’osannato “pallone”, non ho visto più violenza in questo sport che in una partita di hockey su ghiaccio, rugby, o basket; certo è uno sport di contatto nel quale l’obiettivo è sottomettere l’avversario, cioè di batterlo come in tutti i giochi (inteso in senso olimpico del termine), ma il tutto avviene sempre osservando regole e regolamenti che su dodici incontri, non ho mai visto infranti o contravvenuti in modo malizioso o palesemente scorretto, e anzi, alla fine di ognuno di essi ho visto pacche sulle spalle e abbracci tra gli avversari e nel caso delle sconfitte più pesanti, la sincera preoccupazione del vincitore che il vinto fosse in buone condizioni fisiche. Ecco cosa voglio dire, uno sport duro ma caratterizzato da grande correttezza e rispetto reciproco, non a caso ho portato l’esempio del rugby del quale penso esattamente la stessa cosa.

Se qualcuno volesse contattarti per le foto o per qualche altro scatto come ti trova?

Se non è per un matrimonio (hehehehe) mi trova ovviamente su internet, ho diversi siti, ma quello più centrale, dove tratto principalmente fotografia di viaggio e di reportage e non risparmio “dritte” a chi vuole imparare, è http://www.riccardomantero.com , lì ci sono tutti i miei riferimenti e tutti i miei collegamenti ai vari “social”; altrimenti, per chi volesse appendersi in casa una delle mie foto stampata a grande dimensione (arrivano senza problemi oltre ai 2 metri di lato) o se qualcuno degli atleti o dei fan volesse ordinare qualcuna delle proprie foto (da piccole a gigantografie), le trova su  http://riccardomantero.smugmug.com

Chi è l'autore

Manolo

Manolo "El ChupaCabra"

Praticante di MMA, agonista di BJJ e grappling, ottimo conoscitore delle arti marziali miste e del valetudo. Manolo "El Chupacabra" non è niente di tutto questo.

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