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Bellator non testa i fighters con regolarità

Bellator non testa i fighters con regolarità 1
Lorenzo
Scritto da Lorenzo

Tesi confermata da Ben Askren e Travis Wiuff

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Più che senza regolarità sarebbe meglio dire una volta ogni tanto. Ben Askren infatti sostiene di essere stato testato dalla commissione una sola volta su 8 match con Bellator (di cui 4 da headliner dell’evento).
Questo il suo recente tweet:

Il tutto è nato da un articolo su bjpenn.com in cui ci si chiedeva come mai non c’è mai stato un caso di positività di un atleta Bellator.  Il teorema molto paralogistico (che ho detto?) dell’autore sostiene che non si dopano perchè i fighters sognano l’UFC e una positività gli sporcherebbe la reputazione, e a Dana non piace. Che ingenuità! Sappiamo benissimo che i fans hanno la memoria corta in quanto a doping. Basti pensare a Chael Sonnen, Belfort o tanti altri. Hanno perso fans o subito le campagne stampa denigratorie capitate ad esempio a Marion Jones o Lance Armstrong?
No di certo…

Il motivo quindi qual’è? Semplice, non vengono testati. O meglio, lo sono ma di rado.
Il primo a testimoniare è stato il veterano di mille battaglie (86 match da pro!!!) Travis Wiuff rispondendo ad un topic su Underground Forum. A metà di pagina due il suo post recita “They don’t fail tests ’cause they don’t test. At least in the 6 fights I had, I never was tested.
Proprio come Askren che in realtà ha subito test ma solo perchè ha accettato di aderire al programma della VADA.

Ma perchè mai essendo eventi professionistici sanzionati e quindi sotto la supervisione delle commissioni atletiche nessuno testa?
Sul forum UG e su i fan post di bloodyelbow c’è chi ha fatto notare come Bellator tenga spesso gli eventi in casinò e arene indiane (alzi la mano chi sapeva che gli indiani sono nel business dei casinò ndr), che sono appunto in riserve indiane su cui le commissioni non hanno giurisdizione.
Però da una veloce ricerca direi che si tratta di meno della metà degli eventi.

Sarebbe interessante chiedere lumi a Bjorn Rebney o Viacom (Chupa prendi la camera ndt) ma teniamo in considerazione il fatto che fare un evento (Bellator ne fa uno a settimana durante la stagione dei tornei) costa parecchi permessi e risorse finanziarie e che bisogna sempre chiedere permesso alla politica, e che ci sono lobby che impediscono la regolarizzazione delle MMA in alcuni stati americani, quindi la risposta di Bellator potrebbe essere complessa.

 

Chi è l'autore

Lorenzo

Lorenzo

Una delle colonne portanti di Gitalia dal primo momento. Dopo anni di esilio in terra Australiana è tornato a insegnare a fare barbeque e parlare di MMA.
E' il capo-redattore delle MMA mondo (UFC in particolare) e cura colonne molto apprezzate come "sorvegliato speciale"

2 Commenti

  • Bell’articolo che solleva vari punti di discussione.
    In parecchi circuiti sport e federazioni i controlli antidoping non sono affatto così stringenti come si potrebbe supporre. Senza andare in America, nel calcio, ad esempio i test sono rari, nell’atletica anche. I controlli sono fatti più per una questione d’immagine che non di reale intenzione di debellare il doping. Nel ciclismo si è raggiunto un livello paradossale.

    Alzo la mano sugli indiani nel business dei casinò. Non è un caso che ci si trovino. Adesso non ricordo bene in quale anno, negli States, diciamo per risarcimento, diedero ai nativi la possibilità di esercitare il diritto di nazione autonoma nei territori da loro occupati, vivendo in una sorta di enclave; con la possibilità di esercitare il gioco d’azzardo. In pochi anni quelle che erano famiglie/comunità senza grandi risorse si riconvertirono a proprietari di tante piccole Las Vegas con casinò e annessi alberghi, divenendo in molti casi multimilionari. Ma non riguarda tutte le comunità di nativi, che comunque in alcuni casi ancora vivono situazioni di emarginazione e precarietà. Mi pare di ricordare che la Nation of Islam voluta dai neri convertitisi all’Islam puntava ad ottenere gli stessi riconoscimenti per avere la totale indipendenza in alcuni territori-enclave che sarebbero dovuti essere concessi loro proprio come è stato per gli Indiani. Anche gli aborigeni australiani negli ultimi tempi, visto che è stato riconosciuto loro una sorta di status di perseguitati, mirano ad ottenere qualcosa di simile agli indiani sull’esempio delle loro N.O.I.

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