Non è che l’Italia sforni più campioni giovanili degli altri: tra i cadetti ci sono nazioni che vincono molto di più. La differenza è un’altra, e la spiega bene un’analisi di JudoInside sui Mondiali dal 2018 a oggi: gli azzurri che emergono da ragazzi, nella maggior parte dei casi, arrivano fino ai senior. Altrove si perdono per strada.
I numeri
- Ai Mondiali del 2018, 2019 e 2021 l’Italia aveva messo insieme appena 2 piazzamenti tra i primi otto. In quelli del 2023, 2024 e 2025 sono diventati 19.
- Da Baku 2018 a Budapest 2025, in sette edizioni: 27 piazzamenti tra i primi otto, 12 medaglie e 3 titoli mondiali.
- Quei risultati arrivano da 9 categorie di peso diverse: non è il lavoro di un solo fuoriclasse.
Le donne trasformano, gli uomini ci vanno vicino
Il dato più interessante è la differenza tra settore femminile e maschile. Le donne hanno 14 piazzamenti tra le prime otto e ne hanno trasformati 9 in medaglia: quasi due su tre. Gli uomini sono lì per numero di piazzamenti, 13, ma le medaglie sono solo 3: meno di uno su quattro.
Anche i tre titoli mondiali sono tutti femminili, in tre categorie diverse: Odette Giuffrida nei 52 kg e Alice Bellandi nei 78 kg nel 2024, Assunta Scutto nei 48 kg nel 2025.
Tra gli uomini il nome è quello di Manuel Lombardo: cinque volte tra i primi otto (argento nel 2021 e nel 2023, quinto nel 2019, nel 2022 e nel 2025), cioè quasi quattro piazzamenti maschili su dieci. Il margine per crescere, insomma, sta tutto nelle finali e nelle finali per il bronzo degli uomini.

Il percorso di Assunta Scutto
È l’esempio perfetto della continuità di cui parla l’analisi:
- 2019: bronzo ai Mondiali cadetti
- 2021: campionessa del mondo junior
- 2022: argento ai Mondiali junior e bronzo ai Mondiali senior
- 2023: bronzo ai Mondiali senior
- 2024: argento ai Mondiali senior
- 2025: campionessa del mondo senior a Budapest
Nella stessa direzione va Savita Russo, che ha già gareggiato a livello senior e olimpico quando poteva ancora fare le gare junior.
Le palestre dietro i risultati
Non c’è un unico centro federale che fa tutto. JudoInside individua diversi poli:
- Torino, con la tradizione dell’Akiyama Settimo e il lavoro di Raffaele Toniolo tra club, settore giovanile e nazionale.
- Napoli, con Gianni Maddaloni e la Star Judo di Scampia, dove l’alto livello va insieme all’impegno sociale. Dalla scuola napoletana vengono anche Christian Parlati e gli Esposito.
- Roma, grazie ai gruppi sportivi militari e della polizia.
- La Lombardia, un altro ambiente molto competitivo.
I numeri da soli non dimostrano che il merito sia tutto degli allenatori, e l’analisi lo riconosce. Ma una cosa la dicono chiaramente: in Italia c’è chi segue gli atleti da ragazzi fino all’età adulta, e questo fa la differenza.
Fonte e foto: JudoInside