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Intervista a Sasha Trykoz, allenatore di combat sambo e non solo

Intervista a Sasha Trykoz, allenatore di combat sambo e non solo 1
Scritto da Giada Chioso

A fine ottobre abbiamo intervistato Sasha Trykoz, allenatore di Free Combat Brixia a.s.d ( https://www.instagram.com/freecombatbrixiaasd/?fbclid=IwAR2AHJiYUtNYpuAkTK8BNEXDPbNx4lxMwi96sD5BmfktSddx754n-R9MoDA ), che ha portato l’atleta Paolo Scaglia a vincere la medaglia di bronzo al Campionato Europeo WKAFL di sambo combat, risultato davvero straordinario per l’Italia.

Ciao Sasha, come va? Mi fa davvero piacere intervistarti.
Complimenti per il risultato ottenuto. Raccontaci bene cosa fai perché non ti limiti solo al sambo combat.
ST: Prima di tutto grazie Giada per la tua attenzione verso altre discipline di combattimento. È un risultato davvero straordinario per l’Italia. Non mi limito solo al combat sambo perché questa disciplina si compone di diverse attività. Bisogna saper essere competivi nella lotta, nella boxe, nell’uso delle gambe, applicando diverse tecniche e saper fare bene anche le tecniche di strangolamenti e di leve articolari.

Tu non sei nato in Italia, ci vuoi raccontare la tua storia?
ST: Ebbene sì, sono originario dell’Ucraina, di un paesino ad est di Lutsk. Sin da piccolo pratico sport di combattimento grazie a mio padre che da sempre è stato un amante dello sport e ha svolto un ruolo fondamentale nella mia crescita sportiva: partendo da Sambo e Judo e arrivando alla cintura nera di Karate. Alla fine degli anni ‘90 mi sono appassionato dell'”Hand to Hand Combat”, la cui base era proprio Combat Sambo. Trasferendomi poi nei primi anni del 2000 in Italia, ho continuato ad allenarmi per conto mio fino al 2015 quando ho aperto una mia piccola società sportiva. Devo dire poi che tutto questo non sarebbe successo se non fosse stato grazie al sostegno dei miei cari e dei miei amici, che hanno avuto anche loro un ruolo importante, dandomi la carica giusta di cambiare la mia vita. È sempre stato il mio sogno nel cassetto.

Cosa fai in Italia?
ST: In Italia, in contemporanea alla mia passione, lavoro nell’ambito della sicurezza da circa 20 anni.

Trovi delle differenze tra allenarsi in Italia e allenarsi in Ucraina? Anche a livello di mentalità intendo.
ST: Sì, c’è differenza. Prima di tutto in Ucraina le palestre sono piene di bambini dall’età di 5 anni, curiosi, competivi e volenterosi di imparare queste discipline. Ci sono tuttora palestre accessibili a tutti a titolo gratuito. Secondo me la mentalità cambia a seconda di come ti insegnano una determinata disciplina, che sia Italia o altri paesi, quello che importa è insegnare e dare un certo valore alle cose, al modo di comportarsi e di vivere la vita. Questo è quello che vorrei dare ai miei allievi, poi vincere ovviamente viene da sé, ma l’importante è dare uno stimolo che serva poi per tutta la vita, applicandolo in tutti gli ambiti. Un vincitore nella vita. Mi piace pensarla così.

Ho visto attraverso Facebook che anche nel periodo della pandemia siete riusciti ad allenarvi, com’è stato quel periodo?
ST: Beh, il periodo della pandemia non è stato facile per nessuno; abbiamo iniziato al allenarci una volta alla settimana vedendoci all’aria aperta, per poi aumentare man mano i giorni. È stata una cosa graduale che poi è ritornata di routine.

E la ripresa agonistica?
ST: Ci siamo messi in gioco alla prima gara disponibile anche se era di un’altra disciplina (Kick Boxing), giusto per capire e vedere quale fosse il nostro livello di preparazione.

 Ho visto attraverso i social che ti alleni ancora ad alt, dove trovi ancora la voglia di farlo? Fai ancora competizioni da atleta?
ST: A ridosso dei miei 50 anni posso dire che di voglia ne ho ancora tanta, ma perché mi piace muovermi ed essere sempre attivo durante l’arco della giornata. Grazie Giada per “l’alto livello”, cerco sempre di tenere alti gli obiettivi davanti a me, e questo mi motiva molto sia per la mia crescita personale che per la mia società. E per quanto riguarda le competizioni da atleta, ne ho giusto fatta una agli inizi di ottobre scorso in Odessa, vincendo il terzo posto agli Europei di Combat Sambo.

Come gestisci gli allenamenti dato che i tuoi atleti gareggiano in più sport?
ST: Il mio programma di allenamenti settimanali si compone da: 3 giorni in palestra e 3 giorni all’aperto. In palestra facciamo due ore circa lavorando sulle tecniche di Kick Boxing, lotta con Sambovka o RushGuards e poi l’ultimo giorno facciamo misto, mentre all’aperto lavoriamo sul potenziamento fisico. Dipende tutto dalla prima gara a cui dobbiamo partecipare.

Tu e i tuoi atleti non vi limitate solo a gareggiare in Italia ma vedo spesso trasferte all’estero. Dove trovi tutti questi eventi?
ST: Ho degli stretti contatti di amici in Ucraina, che mi invitano spesso a parteciparvi.

Ho visto che il 24 ottobre a Milano tu e il tuo atleta Paolo Scaglia avete fatto un’esibizione di sambo combat. Com’è nata questa idea? E com’è andata?
ST: I primi di settembre siamo entrati in un ente sportivo chiamato ‘Libertas’ – Liga Professionale WKAFL, che ci ha permesso di aprire il settore Combat Sambo grazie ad un incarico dal presidente dell’European Combat Sambo Federation. Grazie a questo fatto, assieme al presidente Alessandro Piavani, siamo riusciti ad esibirci e a far vedere la nostra disciplina, proponendoci la sua piattaforma per l’esibizione. È andata bene direi, perché siamo riusciti a far vedere la nostra dimostrazione a più di 300 persone, trasmettendo il tutto anche via social.

Avete degli appuntamenti a breve?
ST: Sì, siamo in attesa di conferma dei mondiali di Combat Sambo a dicembre.

Cosa consiglieresti ad un ragazzo che vuole cimentarsi negli sport da combattimento?
ST: Prima di tutto bisogna trovare un allenatore di valore, di alte competenze, e se ha già campioni nella sua palestra ancor meglio! Oltre a questo chiaramente vorrei dire che la strada è lunga, ma, con costanza, tanta pazienza e buona volontà si può arrivare ad alti livelli. Bisogna perseverare per arrivare dove si vuole e soprattutto impegnarsi, in realtà, in tutti gli ambiti della propria vita.

Hai qualcosa che ci vuoi dire prima di salutarci?
ST: Ancora vorrei ringraziarti Giada per la tua iniziativa ad ascoltarmi! So che anche tu ti trovi sul tatami ancora e ti auguro di rimanere a più lungo che puoi!!!! Vorrei invitarti al mio prossimo progetto realizzato che per il momento non dico nulla. Grazie ancora e ne approfitto di dare un grosso in bocca al lupo alla nazionale di grappling per i Mondiali in Serbia! (intervistato a fine ottobre, prima della competizione).

Grazie mille della tua disponibilità e faccio un grande e sincero in bocca al lupo per i prossimi impegni agonistici. A presto!

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Chi è l'autore

Giada Chioso

Atleta agonista di judo, grappling (-gi e no-gi) con partecipazioni a gare internazionali anche di sambo, kurash e sumo. Insegnante tecnico di judo FIJLKAM. Laureata in scienze motorie e alla magistrale in scienze e tecniche delle attività motorie preventive e adattate con esperienza nella rieducazione motoria.