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Intervista a Carolina Costa post-Paralimpiadi

Intervista a Carolina Costa post-Paralimpiadi 1
Scritto da Giada Chioso

Oggi siamo in compagnia di Carolina Costa, judoka italiana che ha conquistato la medaglia di bronzo alle Paralimpiadi di Tokyo domenica 29 agosto.
Carolina Costa era già in cima alla ranking mondiale delle +78 kg prima delle Paralimpiadi.

Ciao Carolina, benvenuta a Grappling Italia. 
Ti faccio i complimenti sia per il bronzo paralimpico che per il primo posto nella ranking mondiale. 
Ormai è passato un mesetto dall’evento, ci vuoi raccontare come hai iniziato questo percorso? L’ultima volta che ti ho vista è stato nel 2016 in una finale per il bronzo in Coppa Italia, se non sbaglio, dove mi avevi battuto. 
CC: Ciao Giada, intanto grazie per questa intervista. Sì, ci siamo incontrate sul tatami e mi fa piacere ritrovarti qui seppur virtualmente per una chiacchierata. Il mio percorso normodotati termina nel 2018 quando ad una finale di campionati assoluti la sera prima mi viene una fortissima mancanza di vista all’occhio sinistro, probabilmente dovuta al distacco della retina, successivamente diagnosticato. Il cheratocono l’ho scoperto pochi anni prima, ma fino ad allora ancora non mi aveva creato disturbi. Inizio proprio nel 2018 il mio “nuovo” percorso di vita nei Paralimpici.

Cosa ti aspettavi da queste Paralimpiadi? Come ti sentivi? Eri agitata?
CC: Non ti nego che io stessa mi aspettavo e puntavo all’oro, molte cose non sono andate come volevo, però, come ogni atleta professionista ho cercato di non mollare e di portare a casa la medaglia. Ad oggi ti dico che l’olimpiade, agitazioni e ansie a parte, è una competizione a sé, non la si può spiegare se non la si vive in prima persona.

Cosa è successo nella realtà? Ci vuoi raccontare come hai vissuto questo evento?
CC: In realtà come dicevo prima psicologicamente ero rimasta in Italia. Prima di essere atleti siamo persone e come tale non mi sono sentita rispettata in tanti momenti di quei giorni passati lì. Ad oggi non voglio più dare colpe a nessuno… ringrazio di cuore il mio Direttore Sportivo nonché allenatore, sparring partner e accompagnatore, (cioè tutto), per aver cercato fino alla fine di rimettermi nella dritta via e portarmi a casa quello che ne era rimasto di questa paralimpiade.

So che hai voluto dedicare questo risultato a una persona in particolare.
CC: Sì, dedico questa mia vittoria a mio padre che ormai da 15 anni mi segue dall’alto, penso che sia stato ed è molto orgoglioso di me e di quello che sono riuscita a fare nonostante tutto e tutti. Poi la dedico anche al mio allenatore Vittorio Scimone per avermi accompagnata fino all’ultimo di questo bellissimo percorso senza avermi mai fatto mancare nulla, purtroppo restrizioni di pandemia non gli hanno permesso di essere lì con me, ed infine alla mia famiglia che mi ha sempre sostenuta in tutto e per tutto.

Come ti senti ora dopo questo importantissimo risultato? È cambiato qualcosa nella tua vita?
CC: Devo dirti che sono la stessa di due mesi fa, nulla è cambiato, anzi forse una cosa è aumentata, la voglia di andare a riprendermi quello che ho lasciato a Tokyo. Con umiltà e piedi per terra ci si continua ad allenare duramente, per viversi le glorie c’è tempo, manca meno di 3 anni a Parigi.

E’ cambiato qualcosa per te lo slittamento delle Paralimpiadi dal 2020 al 2021?
CC: No, anzi per me da un lato è stato un bene, perchè a Novembre del 2019 ho subito un intervento di ricostruzione del crociato anteriore, quindi sono stati mesi in più per arrivare al top.

Ci puoi spiegare come è un incontro tra due atleti ipovedenti? Ci sono varie categorie?
CC: Poche cose ci differenziano dal Judo normodotati, una di queste è che avendo problemi visivi l’incontro inzia con le prese, per il resto tutto rimane invariato, l’unica cosa sono le sanzioni per uscita dal bordo tatami che non vengono date, ma si viene avvisati dall’arbitro vocalmente che siamo al limite dell’area di gara . Le categorie B1(cieco) B2 – B3 ipovedenti , gareggiano tutti insieme. Per le categorie di peso invece sono uguali a quelle dei normodotati, tranne per le donne che dalla 70 kg si passa alla + 70.

Hai intenzione di fare le gare anche quelle “classiche” oltre a quelle per gli ipovedenti? Sinceramente non so se in Italia sia consentito.
CC: Per me che sono Ipovedente  è consentito partecipare alle varie gare nazionali… non so, forse, molto forse proverò a rimettermi in gioco tra i normodotati.

In Italia organizzano delle gare apposta per gli ipovedenti?
CC: No… purtroppo ancora oggi non c’è una gara vera e propria fatta solo per ipovedenti e ciechi e lo capisco anche, perché i numeri dei partecipanti sono quelli che sono, e sarebbe quasi impossibile poterla svolgere.

Quando fai le gare all’estero la Fijlkam, la Federazione Italiana di judo, contribuisce economicamente?
CC: No No , assolutamente. La FIJLKAM è la federazione dei normodotati di cui ne faccio anche parte, però per ipovedenti e ciechi esiste la FISPIC (Federazione Italiana Sport per Ipovedenti e Ciechi). Loro si, ci permettono di svolgere a spese della federazione le varie gare Internazionali.

Come sono i tuoi allenamenti?
CC: I miei allenamenti sono tutti i giorni, 3 volte alla settimana mattina e pomeriggio, alterno con la preparazione fisica, pesi e Judo .

Ci sono dei raduni nazionali specifici?
CC: Si ci sono, pochi, ma ci sono, su questo bisognerebbe lavorarci tanto e penso che la Federazione con la nuova Direzione Tecnica stia organizzando al meglio questo nuovo triennio.

Come vedi il livello delle altre nazioni?
CC: Forti, abbastanza forti tutti. Il mondo Paralimpico in questi ultimi anni si è evoluto, di conseguenza le competizioni non sono più di basso livello, ma ci avviciniamo a quello dei normodotati.

Secondo te, in Italia manca qualcosa riguardo il judo paralimpico?
CC: Penso che bisognerebbe dare un po’ più di importanza e con questo parlo di visibilità, comunicazione, anche tramite i social che al giorno d’oggi sono il mezzo più efficace per comunicare. Promuovere questo sport affinchè il disabile che oggi resta a casa per paura, vergogna o altro, possa porsi degli obiettivi, crederci e raggiungerli. 

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi e impegni? 
CC: I miei prossimi obiettivi sono sicuramente i Campionati del Mondo, sicuramente nel mezzo ci sarà qualche gara Internazionale… Vedremo, il percorso ancora è tutto da organizzare .

Hai altro che ci vuoi raccontare?
CC: Penso di aver detto tutto, un invito che posso fare a tutti i lettori è quello di praticare sport, soprattutto il Judo (anche a livello amatoriale) perché è uno sport completo che non pone dei limiti sia livello Olimpico che Paralimpico.

Con questo la nostra intervista è finita e ti facciamo un grosso in bocca al lupo per i tuoi prossimi impegni agonistici. Grazie ancora Carolina.

 

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Chi è l'autore

Giada Chioso

Atleta agonista di judo, grappling (-gi e no-gi) con partecipazioni a gare internazionali anche di sambo, kurash e sumo. Insegnante tecnico di judo FIJLKAM. Laureata in scienze motorie e alla magistrale in scienze e tecniche delle attività motorie preventive e adattate con esperienza nella rieducazione motoria.

6 Commenti

  • Complimenti a Carolina per la madaglia. Capisco che era assai difficile approfondire il punto in cui dice di non essersi sentita rispettata durante il torneo o Cmq in quelle giornate. Mi spiace. Un grande sorriso e ancora complimenti

  • Complimenti a Carolina per la medaglia, (non madaglia /mannaggia al cell) . Capisco che era assai difficile approfondire il punto in cui dice di non essersi sentita rispettata durante il torneo o Cmq in quelle giornate. Mi spiace. Un grande sorriso e ancora complimenti