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title: "Teoria, pratica e i livelli del Jiu-Jitsu"
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taxonomy_category:
  - "Brazilian Jiu-Jitsu"
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[Brazilian Jiu-Jitsu](https://www.grappling-italia.com/category/sport/brazilian-jiu-jitsu)

# Teoria, pratica e i livelli del Jiu-Jitsu

[max](https://www.grappling-italia.com/author/max)

14 Marzo 2012

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Nel praticare il Jiu-Jitsu si può arrivare a una fase d’impasse, un periodo di stallo in cui non si notano miglioramenti e cala la voglia di allenarsi. Chi è maggiormente colpito da questi sintomi sono quelli che intendono il bjj solo come una pratica che prevede un unico livello di Jiu-Jitsu che può essere ricondotto all’aspetto prettamente agonistico. Il rischio è che rimanendo sempre in “modalità” sportiva, sia fisicamente sia mentalmente, si tenda a esaurire ben presto le energie con la conseguenza di andare in sovrallenamento muscolare e cerebrale.

Per evitare questa impasse, per avere sempre una buona concentrazione, bisognerebbe ricercare nuovi stimoli durante la pratica. Eseguire gli esercizi e lo sparring in maniera svogliata, scarichi mentalmente può essere un viatico verso gli infortuni. Per trovare sempre la voglia di migliorare è necessario essere cosciente che ci sono diversi livelli di pratica del Jiu-Jitsu. Avremo così:

Un livello “**agonistico**“, dove andremo a concentrarci sul nostro piano “A”, lavorando sui nostri punti forti.  
 Un livello di “**ricerca**” dove, con l’aiuto del partner, esploreremo nuove aree di gioco lavorando soprattutto nei settori in cui siamo più deficitari.  
 Un livello “**educativo**” in cui mettersi in competizione più con se stessi che con il partner, e quindi cercare di conoscersi meglio e scoprire i propri punti deboli più propriamente caratteriali e psicologici.  
 Un livello “**istruttivo**“, cioè la capacità, non solo di eseguire delle tecniche, ma capirne l’essenza attraverso l’approfondimento, fase in cui si esplorano campi come la psicologia, la pedagogia e la filosofia.

Nuovi stimoli possono venire dalla lettura di un libro, di una rivista di settore, analizzare gli incontri dei grandi campioni o seguire un video didattico del nostro campione preferito. Mi si dirà: ma il bjj è pratica pura, s’impara sul tatami a lottare. Il bjj basta a se stesso, si nutre di pratica e si fa beffa della teoria.

In verità per apprezzare tutti gli aspetti del Bjj occorre essere, al tempo stesso, un teorico-pratico e un pratico-teorico. Un pratico che ha studiato molta teoria e un teorico che ha fatto molta pratica. La teoria è conoscenza oggettiva che ha la pratica come sua origine e suo oggetto. Nel nesso, nella mediazione fra teoria e pratica scaturisce il processo della conoscenza. La teoria non è solo speculazione ma nasce con la pratica e con essa interagisce. La pratica d’altro canto, non è la pura e semplice applicazione della teoria, ma nel suo manifestarsi scopre nuove strade da esplorare e così facendo corregge la teoria e in qualche modo ne traccia la via. Essa è inseparabile dalla teoria, fa parte di un processo in cui teoria e pratica non vanno considerati come elementi contrapposti metafisicamente l’uno all’altro.

Quando proprio abbiamo raggiunto un periodo di saturazione, e non proviamo più piacere nella pratica, e anche lo studio teorico non ci interessa, è bene non scoraggiarsi e riposarsi per un po’, dedicarsi ad altri interessi, per poi ricalcare la materassina con nuova voglia ed energia.

**[Max De Michelis](https://www.facebook.com/maxbjj?ref=tn_tnmn)**

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**[Video Editor](http://www.youtube.com/watch?v=Zt8BbJtnsJA&feature=player_embedded)**

Purple Belt, Personal Trainer
