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Intervista ad Angelo Parisi

Intervista ad Angelo Parisi 1
Scritto da Giada Chioso

Oggi siamo in compagnia di Angelo Parisi, che ha conquistato dal 1972 al 1984 ben 4 medaglie olimpiche, di cui l’oro a Mosca nel 1980 nella categoria +95 kg, con due nazioni diverse, Gran Bretagna e Francia, pur essendo di origine italiana, oltre a 10 medaglie ai Campionati Europei, di cui 4 titoli continentali.
In parte ne ho già parlato in un articolo passato.
La curiosità è nata dal webinar organizzato da Felice Mariani, candidato alla Presidenza Fijlkam (sabato scorso alle elezioni federali c’è stata però la riconferma del Presidente Domenico Falcone).

Buongiorno Sig. Parisi, innanzitutto La ringrazio per la Sua disponibilità.
Non mi capita tutti i giorni di intervistare un pluricampione olimpico, complimenti per la Sua carriera sportiva.
Lei è nato ad Arpino, in provincia di Frosinone, e come mai non L’abbiamo vista combattere per l’Italia?
AP:  I miei genitori mi hanno portato in Inghilterra quando avevo 3anni, dunque ho fatto tutta la scuola a Londra, e ho cominciato il judo a scuola all’età di 15 anni. Non ho mai pensato che un giorno mi avessero proposto di iniziare una carriera internazionale solo a 15 anni. Ho avuto la cintura nera dopo 10 mesi di judo e la prima medaglia nella categoria senior dopo 7 mesi di pratica. Siccome ero in Inghilterra ho cominciato a combattere per il Budokwai, la mia palestra. Avevo la doppia nazionalità e, quando ho cominciato ad avere successo, l’Italia non mi ha mai contatto. Dopo sono andato in Francia per fare un stage ad Avignon, dove ho incontrato una francese che ho sposato e ho proseguito la mia carriera in Francia.

Diciamo che Lei era un po’ il Teddy Riner degli anni ’80.
AP: Negli anni ’70 e ’80 moltissimi judoka erano bravissimi. Non ero un vero peso massimo come Teddy con i 2,4m  di altezza e 140 kili. pesavo al massimo 105 kili e facevo la gara contro degli avversari fra 130 e 180 kili. Ero ben conosciuto per le mie tecniche di judo sia a sinistra che a destra.

Lei non solo ha conquistato ben 4 medaglie olimpiche ma oltretutto con due nazioni diverse.
Cosa ci racconta delle Olimpiadi che ha fatto?
AP: Partecipai nel 1972 l’Open a Monaco a 19 anni dove vinsi la prima medaglia olimpica per l’Inghilterra e dopo 3 medaglie per la Francia: 2 a Mosca oro nei pesi massimi e argento nella categoria open, e per ultimo, l’argento a Los Angeles nei pesi massimi.

So che l’anno scorso è stato premiato anche al Grand Slam di Parigi. Ci vuole raccontare le Sue emozioni? Tra l’altro ricordiamo che il Grand Slam di Parigi è uno se non il torneo di judo più emozionante, in un palazzetto stupendo con un’atmosfera già di per sè unica.
AP: Sono il primo campione olimpico di judo per la Francia e sono stato il capitano della squadra francese nel 1984 a Los Angeles dunque sono ancora ricordato dai francesi. Essere premiato fa sempre piacere soprattutto nel vedere il publico in piedi per me. Mi ha molto sorpreso. Ma non ero l’unico a essere premiato.

Ha trovato delle differenze tra gareggiare per la Gran Bretagna e la Francia?
AP: La differenza dall’Inghilterra alla Francia è che gli sportivi Inglesi non avevano una struttura bene organizzata dunque dovevo lavorare e fare pratica la sera mentre in Francia tutto il mio tempo era dedicato allo sport.

Qual è l’incontro che ricorda con più piacere?
AP: Tutte le mie vittorie mi rendevano molto felice ma il ricordo più famoso è stato diventare campione olimpico.

E invece quello che ricorda con più amarezza?
AP: Non ho ricordi difficili perché vittoria o sconfitta fanno parte del gioco, non c’è amarezza secondo me.

Quando gareggiava aveva qualche gesto scaramantico che faceva prima di ogni incontro?
AP: Quando gareggiavo non avevo nessuno gesto, solo mi isolavo e guardavo i miei avversari

Purtroppo non ho mai avuto l’occasione di vederLa fare judo dal vivo, ma so che pur essendo un peso massimo ha delle prese leggerissime. Ci racconta il Suo segreto?
AP: Siccome ero il più leggero dei pesi massimi io ballavo accanto ed intorno per non farmi fissare perché restare statico contro uno molto pesante sarebbe stato un errore di valutazione e così l’altro doveva seguirmi ed era più facile di squilibrarlo per fare la mia tecnica.

Finita l’attività da atleta cosa ha fatto dopo?
AP: Dopo le competizioni sono diventato coach per la squadra francese per sei anni. Mi sono reso conto che il judo francese cambiava diventando più fisico oltre che meno tecnico. Ho provato a fare cambiare il metodo per ritrovare un judo più tecnico ma gli altri coach francesi non hanno voluto seguirmi e guardare la forza prima sulla tecnica. Dunque ho lasciato perdere perché sapevo che il judo mascolino più tardi sarebbe diventato debole. E’ stato provato nel 2004 con zero medaglie per gli uomini francesi

Come mai ha deciso di tornare in Italia?
AP: Da molto tempo volevo ritornare nel mio paese di nascita.  Sono nato ad ARPINO ed anche se non ho mai lavorato per questo paese è sempre stato nel mio cuore. Sono ritornato naturalmente in Italia quando ho potuto prendere la mia pensione.

Diciamo che la Fijlkam non L’ha accolta nei migliori dei modi, addirittura ho saputo che non Le è stato riconosciuto il Suo 8° dan, grado ottenuto in Francia, ma in teoria in Italia attualmente sarebbe cintura bianca addirittura. Spero che si tratti di un errore di svista in ufficio. Oltretutto si era reso disponibile anche a collaborare con Fijlkam senza però trovare risposta. Come L’ha presa questa situazione?
AP: Allora il mio grado di 8° dan è stato riconosciuto per l’Unione Europea di Judo (EJU) e la Federazione Internazionale di Judo /IJF), normalmente questo grado dev’essere riconosciuto da tutti i paesi del mondo. Mi sono messo a disposizione della Federazione Italiana per aiutare il judo italiano ma nessuno si è fatto sentire. Non c’è problema per me.

Da quando gareggiava Lei è cambiato tanto il regolamento, cosa ne pensa? Preferisce di più quello attuale?
AP: Da quando ho iniziato le gare mi sono sempre adattato ai nuovi regolamenti. Ma quando ero sul tatami il mio solo pensiero era di vincere di ippon. Il migliore regolamento secondo me era quello che avevo quando ho cominciato a gareggiare: waza-ari o ippon.

In Italia gli atleti e le atlete dei pesi massimi hanno difficoltà a gareggiare a livello internazionale, cosa può dire a riguardo, dato che Lei ha gareggiato nei +95 e negli Open?
AP: Posso dire che hanno delle difficoltà perché vogliono guadagnare con la forza fisica invece di usare la tecnica. Qualcuno più leggero nei pesi massimi ha bisogno di spostarsi velocemente e avere qualche tecnica.

Secondo Lei, cosa si potrebbe fare per rendere più popolare il judo?
AP: Per rendere il judo più popolare si devono vedere delle gare più spettacolari, avere più ippon, anche una migliore informazione da parte dei media, forse dei programmi televisivi, e magari avere un campione italiano più mediatico.

Prima di salutarLa, ha qualcos’altro da dire?
AP: Non si può fare un bel judo senza la tecnica e vincere per ippon per essere un grande campione come si fa in Giappone.
Se volete vedere qualche gara che ho fatto, potete andare su  YouTube all’indirizzo “Angelo Parisi”.

La ringrazio infinitamente per la Sua cortesia e Le auguro che presto Fijlkam si renda conto dell’enorme sbaglio fatto nei Suoi confronti. Grazie ancora.

Chi è l'autore

Giada Chioso

Atleta agonista di judo, grappling (-gi e no-gi) con partecipazioni a gare internazionali anche di sambo, kurash e sumo. Insegnante tecnico di judo FIJLKAM. Laureata in scienze motorie e alla magistrale in scienze e tecniche delle attività motorie preventive e adattate con esperienza nella rieducazione motoria.