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Intervista a Matteo Capodaglio, nutrizionista dei campioni di BJJ

Intervista a Matteo Capodaglio, nutrizionista dei campioni di BJJ 1
Jack Botinha
Scritto da Jack Botinha
 

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La nutrizione è un aspetto sempre più importante nella vita degli atleti di alto livello. Per questo motivo Grappling-Italia ha raggiunto per un’intervista il Dr. Matteo Capodaglio, nutrizionista di atleti UFC come Marvin Vettori e Lauren Murphy e di fuoriclasse del Jiu Jitsu come il campione ADCC Augusto “Tanquinho” Mendes. Buona lettura!

1- Matteo, sebbene tu sia conosciuto nelle MMA italiane, ora vivi e lavori negli Stati Uniti. Come procede la tua attività? Come sei arrivato alla scelta di trasferirti oltreoceano?

Buongiorno Giacomo, il viaggiare é sempre stato una costante nella mia vita. Ho preso la prima laurea in farmacia a Roma, la magistrale in nutrizione a Milano, il Dr. Bannock é stato mio mentore nel Regno Unito. Credo ognuno abbia delle priorità nella vita, ed io ho sempre messo la crescita personale e la sfida al primo posto negli ultimi 10 anni. Per questo motivo il trasferimento oltreoceano é diventato un’ipotesi sempre più plausibile a partire dal 2016. A partire da quell’anno, motivi personali mi hanno portato a spendere diverso tempo sia in costa est che in quella ovest. CAPONUTRITION, INC. nasce due anni fa, ed é come una figlia per me. Cominciare da 0 in California é stato sicuramente provante. Il costo della vita é davvero proibitivo (qui un espresso costa $3.5 almeno!), comunque preferisco guardare alle opportunità che Los Angeles offra piuttosto che ai limiti relativi ai costi fissi. Questione di punti di vista. Oggi la mia attività é sicuramente molto dinamica, ho una rete di atleti professionisti in continua espansione, e di conseguenza anche l’attività di consulenza per gli amatori sta crescendo. Trasferirsi negli USA oggi é un processo molto intricato, sono grato di esserci riuscito. Al momento ho un permesso lavorativo, che é molto diverso da un permesso definitivo di residenza (green card).

2- Non solo MMA: tra i tuoi atleti figurano dei pezzi grossi del Jiu Jitsu mondiale.
Augusto “Tanquinho” Mendes, campione ADCC 2019 nella -66 kg, ha dichiarato più volte che l’ago della bilancia è stato proprio il tuo contributo.
Come è nata la collaborazione con Tanquinho? Come ci si sente ad aver contribuito al raggiungimento di un titolo così importante come una medaglia d’oro all’ADCC?

Una della mie prime atlete negli USA é stata Lauren Murphy, mi ha contattato tramite il Dr. Galpin nel marzo del 2019. Ho avuto l’opportunità di dimostrare le mie competenze e, dopo il suo ultimo match, ha suggerito il mio nome a Tanquinho (entrambi al tempo si allenavano a Phoenix, AZ). Il primo messaggio ricevuto da Tanquinho é stato: buongiorno Dr. Capo, il mio nome é Augusto Mendes, ho vinto ABC e l’ unico trofeo che manca é l’oro all’ADCC. Lo voglio vincere quest’anno. Cosa avrei dovuto rispondere se non: ok, allora vinciamo questo ADCC? Tutto il resto é storia.?Vincere é stato qualcosa di irripetibile, e sono estremamente grato del supporto di Tanquinho perché lo ha fatto di propria sponte. Al di là di quello, ho un rapporto abbastanza controverso con le vittorie, nel senso che l’idea di felicità che ho nella testa legata ad un vittoria non riesce mai a essere pareggiata dalla realtà. Mi diverte molto la competizione, mi piace la pressione, ma quando si vince non riesco ad essere totalmente contento perché ho paura che se fossi appagato non riuscirei a continuare a vincere. La cosa che mi ha più reso lieto é stata leggere messaggi di supporto da coloro i quali mi hanno sostenuto dal giorno zero.

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3- A proposito di ADCC, vorrei sapere com’è vivere l’esperienza degli ADCC Championships dall’interno. Avresti qualche aneddoto da raccontarmi?

Si, io vivo a Los Angeles. L’ADCC era a Anaheim che dista tra l’1 e le 2 ore di auto. Abbiamo dovuto fare il peso per 3 giorni di seguito anche alle 5.30 AM, e per questo motivo ho chiesto a Vettori se potessi dormire da lui che vive ad Huntington Beach, 20 minuti da Anaheim. Tanquinho ed io abbiamo lavorato in maniera così assurda ed intensa per i quei giorni, che alla fine mi sono semplicemente accampato in camera sua stile emigratis. Dopo l’ADCC ero cosi stanco che, per tornare a casa a Los Angeles, mi sono fatto 600 mg di caffeina ed una dose di pre WO di Tanquinho. Avremo dormito 12 ore in 3 giorni. Ne é valsa la pena.

4- Nella tua Scuderia è arrivato quello che da molti è considerato una futura leggenda del Jiu Jitsu: Michael Musumeci Jr.
Mikey ha comunicato proprio ieri che combatterà all’Europeo IBJJF nel Light Feather anzichè nei Rooster: che ne pensi di questa scelta? Sarebbe comunque riuscito a fare i Rooster senza problemi?

Assolutamente si, il nostro obiettivo é essere al primo posto in entrambe le categorie sperando che IBJJF ci dia la possibilità di competere per un doppio oro al mondiale. Io penso che la periodizzazione sia cruciale negli sport, ha assolutamente senso competere in una categoria più alta di peso in una competizione meno importante rispetto al mondiale. Ne vedremo delle belle. Siamo due matti, quando due persone del genere cooperano di solito nascono sempre progetti molto interessanti. Non posso parlare più di tanto, perdonatemi.

5- Che tipo di rapporto hai con gli atleti della Scuderia? Si tratta esclusivamente di rapporto professionale o anche di amicizia?

Questa é davvero una bella domanda. Con la maggior parte degli atleti ho un ottimo rapporto. L’esperienza mi ha insegnato che questo possa essere un’arma a doppio taglio per entrambi gli aspetti della relazione. Diciamo che, soprattutto ora, spingo perché l’evoluzione del rapporto lavorativo in quello personale sia graduale e passi dei check point.
Uno di questi é il comportamento nella eventuale sconfitta (ovviamente da entrambe le parti).
Ogni modo, per essere davvero competente nel lavoro con i professionisti ci vuole estrema vicinanza, risulta quindi difficile essere totalmente estranei.?Negli anni ho sviluppato una ottima amicizia con Penini, per esempio. Glielo dico sempre: anche se ti svegliassi un giorno e fossi scarso, verrei comunque a casa tua per le grigliate!

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6- Guardando il tuo profilo Instagram e il sito di CAPONUTRITION (link QUI) è evidente che punti tantissimo sullo “Stile Italiano”: quanto è importante, effettivamente, lo stile di vita mediterraneo nella nutrizione? C’è davvero tanta differenza tra ciò che mangiamo qui in Italia e ciò che si mangia negli USA?

Quello che fa davvero la differenza non é lo stile di vita mediterraneo, ma la qualità che questo porta. Un grande trend é purtroppo quello di autoscreditare il nostro Paese, ma l’Italia ha davvero della politiche di controllo qualità con standard tra i più alti al mondo. Non entro in merito alle differenze tra Food and Drug administration e Ministero della salute perché non ho la perizia necessaria.?Tendenzialmente si, c’è una marcata differenza anche tra cibo italiano e cibo Italiano cucinato negli usa. Mi sono reso conto che la ricchezza della nostra cultura stia nella semplicità, del condimento per esempio. Sono cresciuto mangiando il pomeriggio pane ed olio della Tuscia viterbese. Ecco, questo non succede negli USA, si preferisce pane e burro di arachidi. Si condisce fino all’estremo, magari annegando una pasta nel proprio sugo. Prendiamo l’esempio delle costole di maiale, noi le grigliamo con un poco di olio, sale e rosmarino. Qui si cospargono di salsa. ?Se posso lasciare un messaggio agli italiani, sicuramente é quello di imparare a valorizzare la nostra cultura, un patrimonio inestimabile che tutti ci invidiano.

7- Quali sono gli obbiettivi di CAPONUTRITION per il futuro?

Mi sembra superfluo dire che avere la percentuale più alta possibile di vittorie con i professionisti stia alla base, mi piacerebbe riuscire a portare qualche atleta alle olimpiadi, questa ma anche quelle del 2024.?Sto lavorando da diversi mesi verso l’NFL, l’NBA. Mi piacerebbe chiudere questo anno con un atleta per ognuna di queste organizzazioni.

Grazie di cuore al Dr.Capodaglio per la disponibilità.

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Chi è l'autore

Jack Botinha

Jack Botinha

Rocker, cintura blu di BJJ, a volte anche persona normale.

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