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Fadda Jiu-Jitsu: il trofeo della volontà

Fadda Jiu-Jitsu: il trofeo della volontà 1
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Scritto da max

Oswaldo Baptista Fadda (1921-2005) dalle lontane origini italiane – sarde in particolare -, è nato, vissuto e morto a Bento Ribeiro un sobborgo a nord di Rio de Janeiro. Cintura rossa “nono grau”, è tra le figure più grandi della storia del jiu-jitsu. Oswaldo rientra nel ristretto manipolo di lottatori a non aver imparato il jiu-jitsu dalla famiglia Gracie o da uno qualsiasi dei loro studenti. Iniziò a praticare jiu-jitsu a 17 anni, quando prestava servizio nella marina militare col professore Luiz Franca Filho – che assieme a Carlos Gracie fu allievo di Mitsuyo Maeda in Belém nel 1917.

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Oswaldo Fadda

 

Oswaldo era un uomo umile, un idealista, che ebbe il merito di aver divulgato il Jiu Jitsu nella periferia povera di Rio, quando il jiu-jitsu era considerato uno sport per ricchi e cercando di promuoverlo come difesa personale e filosofia di vita.

Fadda nel 1942 riceve la cintura nera e inizia a dare lezioni gratuitamente nei posti più disparati: nelle favelas, nei parchi pubblici, nelle spiagge, fuori dalle chiese, spesso senza l’ausilio di tatami. A quei tempi, ricorda Deoclecio: “Quando andava bene, si lottava su stuoie ricoperte con un telo da camion. I kimoni per i suoi studenti erano fatti con sacchi di farina cuciti con la vecchia macchina per cucire del professor Fadda”. Oswaldo riuscì ad aprire la sua accademia, a Bento Ribeiro, solo otto anni dopo per le oggettive difficoltà economiche.

Un’altra attività importante, di cui Fadda è pioniere, è stato il recupero, attraverso il jiu-jitsu come terapia di sostegno ai trattamenti medici, di persone con anomalie fisiche e mentali, di bambini colpiti da paralisi motorie vittime della polio . In questo settore, Fadda fece miracoli e tra i molti allievi di cui si occupò, si ricorda “Torpedo”, cintura nera, combattente senza entrambe le gambe.

Insegnando in una comunità povera, e non percependo un reddito dal suo insegnamento, fu costretto a pubblicizzare la sua accademia all’interno della sezione necrologi del giornale locale. La soluzione trovata dal Maestro per attirare l’attenzione dei media fu di sfidare la potente famiglia di Gracie.

Nel 1954, il Maestro Fadda rilascia ai periodici “O Globo” e “Diario dà Noite” la seguente dichiarazione: “Vogliamo affrontare i Gracie. Li rispettiamo come incomparabili avversari, ma non li temiamo. Ho circa 20 allievi per gli incontri”.

Helio Gracie accettò la sfida dicendo di essere rimasto colpito dalla cavalleria di Oswaldo. la sfida avrebbe avuto luogo all’interno dell’accademia Gracie nella citta di Rio De Janeiro. Negli incontri tra le due accademie fu quella di Fadda a prevalere. Dopo questa vittoria l’accademia Fadda guadagnò fama e notorietà. “Abbiamo messo fine al tabù dei Gracie”, disse Fadda alla “Revista do esporte”. Lo stesso Helio Gracie che era rimasto sorpreso dallo stile dei lottatori dei sobborghi, dichiarò: “E’ necessario che esista un Fadda per dimostrare che il jiu-jitsu non è un privilegio dei Gracie”.

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Simbolo dell'accademia

In seguito Fadda a proposito dei Gracie dichiarò: “Voglio mettere in chiaro che non ho alcuna intenzione di diminuire in nulla i Gracie. Mi riferisco solo al “mito”, che loro e i loro studenti sono invincibili. “ La fama non tardò a diffondersi nelle periferie di Rio e ben presto Fadda aprì una filiale a Cascadura, un altro quartiere del sobborgo di Rio. Più di duemila studenti sono passati per le accademie di Fadda nel corso degli anni.

Gli inizi furono difficili e Fadda, più di una volta, dovette difendere la sua arte dagli assalti di capoeristi, pugili e bulli di quartiere che gli invadevano l’accademia. “Ma questi ritornavano sempre col kimono sotto il braccio, riconoscendo la supremazia del jiu-jitsu”, cosi racconta la figlia Rosa. Nel 1955 una nuova sfida tra le due accademie ebbe luogo in occasione del famoso incontro tra Santana e Carlson, negli incontri preliminari al match di Vale Tudo, e di nuovo l’accademia Gracie ebbe la peggio.

Le tecniche più famose dell’accademia Fadda erano la “chave de pè” e la “mao de vaca”, che nella comunità del jiu-jitsu erano viste con diffidenza, tanto da essere soprannominate: “roba dei sobborghi” (Tecnica de Suburbano). Quando qualcuno dell’accademia Fadda attaccava le gambe, i sostenitori dei Gracie urlavano: “sapateiro, sapateiro!!!” (calzolaio) per cercare di imbarazzarlo ma spesso senza successo. Fu grazie a questo stile che Fadda, e la sua accademia, ebbero fama e notorietà.

Oswaldo negli anni 70 scrisse un libro dal titolo “Il jiu-jitsu e la caduta dei complessi” nel quale si può leggere: “Deve essere sempre tenuto presente che tutta la struttura del jiu-jitsu si basa sull’uso della strategia, l’agilità e la rapidità di movimento e non nella forza pura e semplice”.

Benché Humberto, il fratello maggiore di Oswaldo, e suo nipote Hélio, abbiano seguito i passi di Fadda, l’accademia della famiglia non ebbe la stessa fortuna della famiglia Gracie. L’accademia di Bento Ribeiro non appartenne più alla famiglia Fadda fin dall’inizio degli anni ottanta e la filiale di Cascagrossa chiuse i battenti nel 1990.

Rimangono a tenere in vita il cognome Fadda, i nipoti di Oswaldo, Renan e Marcos oltre agli allievi che hanno reso famoso il nome dell’academia Fadda. Tra questi ricordiamo Deoclecio Paulo, Sebastiao Ricardo, Alexandre Chandù, Orivaldo Silva, Geraldo Flores, Roberto Soares, Chasco e Lando.

Alexander Wendell co-fondatore dell’accademia Nova Uniao, allievo di Sebastiao Ricardo, nera di Oswaldo, ricorda che: ” Quando avevo circa otto anni, Fadda arrivava all’accademia ben vestito e molto serio, chiacchierava un po’, poi si cambiava e usava un kimono impeccabile. Lui era della linea dura e ti trasmetteva molta serietà. Lo rispettavo molto”.

Mestre Oswaldo Fadda muore a 84 anni il 1 aprile del 2005 per una polmonite batterica aggravata dall’Alzaimer. A differenza dei Gracie, Fadda non trasformò la sua famiglia in un esercito di lottatori, ma la sua eredità rivive nei suoi allievi in diverse accademie in tutto il Brasile. Tra questi ricordiamo Jacarè, Vitor “Shaolin” Riberio, B.J. Penn, Robson Moura, Leonardo Santos, Jose Aldo e il campione del mondo Rodolfo Vieira dell’accademia (GFT) grappling fighting team.

[In questo video Rodolfo Vieira da una lezione di come si passa la guardia. Il suo avversario è un altro campione del mondo, superiore a Rodolfo di due categorie di peso, ma niente può contro lo stile unico di Vieira da “passador”].

Oswaldo Fadda è stato un grande lottatore e un grande uomo che ha avuto come missione nella sua vita quella di mettere al servizio della sua comunità le sue conoscenze di jiu-jitsu. Il suo interesse personale, la fama del suo nome è stata messa in secondo piano rispetto alla comunità povera dei sobborghi di Rio dove era nato. Oswaldo Fadda è stato un uomo probo, serio e umile, un vero guerriero. Obrigado Mestre Fadda. OSSSSSS

Articolo tratto dal sito maxbjj

 

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max

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8 Commenti

  • Grandissimo Max!! Testimonianza importantissima.
    Ma quindi siccome discende da Maeda immagino che il suo stile fosse molto diverso da quello che è oggi il bjj che sappiamo essere stato sviluppato da Helio Gracie.

    Eppure i campioni moderni che discendono da lui che hai menzionato praticano uno stile in tutto e per tutto definibile “brazilian jiujitsu” che non differisce particolarmente da quello di Roger Gracie per fare un esempio.

    • Caro lorenzo, lo stile di Fadda si distingue da quello che è oggi il moderno bjj sportivo quanto il Gracie jiu-jitsu delle origini. Allora si insegnava più difesa personale e takedowns. Oggi, assime alle fantastiche evoluzioni dei Mendes e dei fratelli Myao, con i loro Berimbolo e DLR inverse, abbiamo un jiu-jitsu che ricorda quello delle origini. Basta vedere Roger Gracie, oggi il migliore rappresentante della famiglia e Rodolfo Vieira, la stella nascente nel panorama del bjj, che non a caso proviene dal lineaggio di Fadda.

    • Cmq vi dico uno scoop..lo stile di Fadda veniva da s’istrumpa (lotta sarda)! Non era bjj…:)

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