La cultura del jiu jitsu

La cultura del jiu jitsu 1
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Ieri abbiamo avuto il piacere di avere in visita Leopoldo Pires, un ragazzo brasiliano che insegna a Londra.

Cintura nera molto forte e persona assai a modo, è stato per me un piacere dare un aula a 4 mani e conversare delle rispettive esperienze e visioni del jiu jitsu.
E’ stato bello convenire che l’arte soave sta attraversando una nuova epoca, il momento esatto in cui è avvenuto questo passaggio è stato nel 2006 nella lotta tra la leggenda Nino Schembri e l’allora nuova leva Andrè Galvao. La sconfitta di Nino diede inizio a un periodo di trasformazione che ebbe la decisiva svolta nel momento in cui il Mundial fu spostato negli USA.
Oggi il jiu jitsu ha un immagine pulita di super campioni sempre umili, movimenti al limite dell’ acrobazia, team uniti e affiatati, dvd, seminari e chi più ne ha più ne metta.
Purtroppo è triste rendersi conto, invece, che molto è andato perso…il jiu jitsu com’era e com’è ancora a Rio non è lo stesso che c’è altrove.
Non migliore ne peggiore…diverso.
Quando sei a Rio respiri il jiu jitsu e entri in contatto con la cultura, con l’atmosfera che lo caratterizza.
Ricordo una maglietta di Carlson Gracie che era emblematica, recava una scritta “Qui è sempre brutto tempo!”.
Allenarsi come fosse un campionato, non vedere l’ora di andare in palestra anche se sai che sarà una guerra, chiacchierare sfiniti dopo l’ allenamento per poi decidere che è ora di andare al Bibi suco a mangiare un açai.
Quando andavi in campionato gli spalti erano sempre pieni di gente e dalle curve dei vari team partivano sempre cori del tipo “uh vai pegar, uh vai pegare”.
Altre cose invece sono andate perse per sempre come il vero attaccamento all’accademia: una volta era impensabile addirittura allenarsi in un’altra accademia perchè un nostro amico si allena li…figurarsi cambiare team!
Si veniva etichettati come “Creonti” (traditori) in tal caso…invece oggi sorgono accademie nuove come funghi e sembra che non ci si faccia più remore neanche nel cambiare squadra.
Questi sono solo alcuni dei molti aspetti della cultura del jiu jitsu…credo che per capire bene ciò che ho scritto e per intendere meglio anche il jiu jitsu sia necessario un bel viaggio a Rio!

Ieri abbiamo avuto il piacere di avere in visita Leopoldo Pires, un ragazzo brasiliano che insegna a Londra.

Cintura nera molto forte e persona assai a modo, è stato per me un piacere dare un aula a 4 mani e conversare delle rispettive esperienze e visioni del jiu jitsu.
E’ stato bello convenire che l’arte soave sta attraversando una nuova epoca, il momento esatto in cui è avvenuto questo passaggio è stato nel 2006 nella lotta tra la leggenda Nino Schembri e l’allora nuova leva Andrè Galvao. La sconfitta di Nino diede inizio a un periodo di trasformazione che ebbe la decisiva svolta nel momento in cui il Mundial fu spostato negli USA.
Oggi il jiu jitsu ha un immagine pulita di super campioni sempre umili, movimenti al limite dell’ acrobazia, team uniti e affiatati, dvd, seminari e chi più ne ha più ne metta.
Purtroppo è triste rendersi conto, invece, che molto è andato perso…il jiu jitsu com’era e com’è ancora a Rio non è lo stesso che c’è altrove.
Non migliore ne peggiore…diverso.
Quando sei a Rio respiri il jiu jitsu e entri in contatto con la cultura, con l’atmosfera che lo caratterizza.
Ricordo una maglietta di Carlson Gracie che era emblematica, recava una scritta “Qui è sempre brutto tempo!”.
Allenarsi come fosse un campionato, non vedere l’ora di andare in palestra anche se sai che sarà una guerra,La cultura del jiu jitsu 2 chiacchierare sfiniti dopo l’ allenamento per poi decidere che è ora di andare al Bibi suco a mangiare un açai.
Quando andavi in campionato gli spalti erano sempre pieni di gente e dalle curve dei vari team partivano sempre cori del tipo “uh vai pegar, uh vai pegare”.
Altre cose invece sono andate perse per sempre come il vero attaccamento all’accademia: una volta era impensabile addirittura allenarsi in un’altra accademia perchè un nostro amico si allena li…figurarsi cambiare team!
Si veniva etichettati come “Creonti” (traditori) in tal caso…invece oggi sorgono accademie nuove come funghi e sembra che non ci si faccia più remore neanche nel cambiare squadra.
Questi sono solo alcuni dei molti aspetti della cultura del jiu jitsu…credo che per capire bene ciò che ho scritto e per intendere meglio anche il jiu jitsu sia necessario un bel viaggio a Rio!
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