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Francesco Moricca: “Dalle MMA al K-1, andata e ritorno, fino a The Golden Cage”

Samuele Dorato
Scritto da Samuele Dorato

Continua il viaggio alla scoperta di The Golden Cage e dei protagonisti della serata del 13 maggio.

Oggi intervistiamo Francesco Moricca, uno dei migliori fighter di K-1 che torna ufficialmente nel mondo dell’MMA sotto la guida dello Stabile Team e lo fa nella sua città, Milano, al Teatro Linear Ciak.

 

Francesco, cominciamo parlando del perché sei qui oggi? Quale è stato il tuo percorso?

Il mio percorso è iniziato a 19 anni, periodo in cui ho cominciato ad avvicinarmi agli sport da combattimento un po’ per caso, solo perché aveva aperto una palestra di fianco a casa mia. All’inizio la prendevo come un gioco, ma poi, nel tempo, le cose sono cambiate e ho capito che questa poteva essere la mia strada. Da qui è iniziato un lungo percorso che mi ha portato, dopo cinque anni, a lasciare il lavoro e dedicarmi interamente e professionalmente a questa strada. Un percorso che mi ha portato dall’MMA al K-1, per due anni intensi, per poi tornare in pianta stabile a praticare questo sport.

Perché e come hai capito che l’MMA era la tua strada?

Come tanti ragazzi in Italia la vita non mi ha dato molto. Nonostante queste limitate possibilità, quando ho iniziato a combattere ho percepito subito di essere nato per fare questo. All’epoca ero ragazzo qualsiasi, che si districava tra il lavoro quotidiano, la compagnia e le uscite del sabato sera. Tutto questo è diventato immediatamente secondario quando ho trovato la mia strada, ho mollato tutto e ne sono fiero.

Parliamo di sforzo fisico e mentale…

Le rinunce possono sembrare tantissime, ma quando hai in testa un obiettivo tutto diventa più semplice: sei disposto a rinunciare al cibo e all’alcool, a non uscire la sera o a fare due allenamenti al giorno. L’importante è seguire sempre quello che ti dicono i tuoi maestri, perché loro hanno il polso della situazione e la visione ottimale per raggiungere gli obiettivi. Io ne ho più di uno e sono particolarmente riconoscente per il lavoro che fanno.

Hai mai pensato di mollare? 

Io sono uno che quando è sul ring da tutto, sempre. Ogni volta che finisco un match, che vinca o che perda, dico: ma vaffanculo tutti quanti, non lo faccio più. (Ride). Poi passano tre o quattro ore e siccome il mio corpo è un po’ una macchina (che si dimentica le cose negative) il giorno dopo ho ancora più voglia di prima.

Questa scelta di vita è sicuramente legata a un obiettivo. Il tuo qual è?

Per me l’obiettivo è riuscire in qualcosa nella vita. Sai… vedere che le persone ti ammirano o ti prendono come esempio a me riempie il cuore. Un altro pensiero va sempre ai miei cari, uno degli obiettivi e certamente di vederli contenti e renderli orgogliosi, mi dà una sensazione a cui non posso rinunciare.

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Chi è l'autore

Samuele Dorato

Samuele Dorato

Appassionato di Hip Hop, malato di MMA. Crede nella forza dello sport che si lega a doppio filo con l'intrattenimento.